I 30 anni dell'era degli Shuttle

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Furono John Young e Robert Crippen ad inaugurare la stagione degli Space Shuttle, il 12 aprile 1981. Da allora si sono alternate cinque navette e 130 voli che hanno traghettato nel cosmo ben 350 persone. La prossima missione, come ben noto, verrà lanciata il 29 aprile; mentre l’ultima, la missione STS- 135 di Atlantis, in programma per la fine giugno (probabilmente il 28), manderà definitivamente in pensione l’era degli shuttle.

NextMe vuole rendere omaggio alle missioni più importanti della storia degli shuttle. Ripercorriamo le tappe dei traguardi fondamentali proprio nei giorni in cui è stata resa nota la destinazione finale dei 3 space shuttle superstiti della flotta: lo ricordiamo, il Discovery, l’Endeavour e Atlantis saranno tutti assegnati ai più importanti musei tematici americani, lo Smithsonian di Washigton, D. C. e l’Air & Space Museum di New York. Ovviamente, anche il Kennedy Space Center si è riservato di ospitare Atlantis. Sempre lo Smithsonian conserverà quello che resta degli shuttle Columbia e Challenger, protagonisti di tragici incidenti che hanno segnato profondamente l’era dell’avventura spaziale.

In attesa delle future missioni che apriranno una nuova fase per la Nasa, ecco un tuffo nei ricordi e nei traguardi delle passate stagioni degli shuttle.

STS- 1 Columbia: è la missione con la quale si avvia il programma spaziale della Nasa grazie a questa nuova generazione di navette riutilizzabili, in grado di trasportare un equipaggio di sei persone. La missione del Columbia viene ricordata per essere la prima a non prevedere un rientro mediante ammarraggio, ma un atterraggio classico su pista. È anche la prima missione con a bordo un equipaggio umano anziché robotizzato. Sebbene ancora in fase di perfezionamento, il risultato della missione del Columbia regala alla Nasa ottimi risultati di riuscita.

STS- 3 Columbia: è il 22 marzo 1982 quando lo shuttle, al rientro da una missione che aveva lo scopo di testare il sistema robotico Canadam, è costretto ad atterrare in quello che ancora oggi è ricordato come White Sands Space Harbor. A causa del forte vento, il Columbia è obbligato ad un atterraggio forzato in California presso l’Edwards Air Force Base. Non è più capitato ad alcuna navetta spaziale di atterrare nelle White Sands.

STS- 7 Challenger: il 18 giugno 1983 a bordo dello shuttle c’è anche una donna, Sally Ride. Questa missione, oltre ad essere la più numerosa fino ad allora (cinque membri di equipaggio), segna in questo modo l’inizio della partecipazione delle donne alle missioni spaziali. Tale primato Nasa giunge vent’anni dopo quello russo che aveva lanciato in orbita la prima astronauta donna della storia, Valentina Tereshkova. Era il 1963.

STS- 8 Challenger: se la precedente missione aveva accolto una donna all’interno dell’equipaggio, la successiva STS- 8 ospita il primo astronauta afro-americano della storia. È il 30 agosto 1983. Obiettivo della missione è l’installazione in orbita di un satellite meteorologico e l’avvio di alcuni esperimenti attorno al braccio robotico Canadam. Sia il lancio che il rientro di questa missione avvengono in notturna.

STS- 9 Columbia: la missione del 28 novembre 1983 è interamente dedicata alla scienza. È anche la prima ad utilizzare il laboratorio spaziale posto nella stiva dello shuttle. L’intera missione segna l’avvio della cooperazione tra la Nasa e la European Space Agency.

STS- 41B Challenger: lanciata il 3 febbraio 1984, si ricorda la STS-41B per essere stata la prima missione ad aver sperimentato il MMU - Manned Maneuvering Unit, ossia un sistema che consentisse agli spacewalkers di ‘passeggiare’ nello spazio senza essere agganciati allo shuttle. I primi ad aver assaporare tale ebbrezza sono stati Bruce McCandless e Robert L. Stewart.

STS- 51L Challenger: è il momento più tragico della storia degli shuttle Nasa. Il 28 gennaio 1986, durante la fase di decollo del Challenger, un problema al serbatoio di carburante durante il distacco dei razzi, provocano lo scoppio dell’intera navicella. Perdono la vita sette membri di equipaggio.

STS- 26 Discovery: spetta al Discovery, il 29 settembre 1988, il compito di riaprire l’era delle missioni spaziali. Il suo programma prevede l’impiego di un satellite per le comunicazioni e una serie di esperimenti scientifici che vedono occupati i membri dell’equipaggio. Dopo la tragedia del Challenger, la Nasa manterrà per quindici anni il record di missioni spaziali portate a termine senza ulteriori incidenti.

STS- 31 Discovery: si ricorda tale missione per aver dato i natali al telescopio Hubble che, sin da allora, regala agli astronomi e al mondo scientifico alcune tra le più belle immagini dello spazio profondo.

STS- 49 Endeavour: è la prima missione durante la quale saranno ben tre gli spacewalkers coinvolti nel delicato compito di riparazione del satellite Intelsat VI-F3.

STS- 71 Atlantis: la missione del 27 giugno 1995 è ricordata per aver unito gli Stati Uniti e la Russia nello spazio. Uno scambio tra i due paesi che vede Atlantis consegnare alla Mir due astronauti russi, dando così inizio alla loro permanenza spaziale e, viceversa, due cosmonauti americani dalla postazione russa trasferirsi sullo shuttle per il loro rientro a casa.

STS- 95 Discovery: si celebra questa missione per aver ospitato il cosmonauta più anziano della storia spaziale. John Glenn, di 77 anni, prende il volo a bordo del Discovery il 29 ottobre 1998.

STS- 88 Endeavour: con questa missione si conclude l’allestimento della Stazione Spaziale Internazionale. La sua costruzione è stata resa possibile grazie all’ampio cargo degli shuttle che, volta per volta, hanno reso possibile trasportare i moduli in orbita. Il primo shuttle Nasa a visitare la Iss è l’Endeavour, il 4 dicembre 1998.

STS- 107 Columbia: dopo una missione di sedici giorni, nella fase di rientro, il 1° febbraio 2003, lo shuttle Columbia scompare tragicamente. Probabilmente, un detrito che ha perforato l’ala sinistra della navetta ha provocato la tragedia. I sette membri di equipaggio perdono la vita. Un altro disastro segna profondamente la storia spaziale Nasa.

STS- 114 Discovery: spetta nuovamente al Discovery rompere il silenzio dopo due anni lutto e di indagini riguardo alle cause che provocarono il disastro del Columbia. Questa missione, la cui durata è di 13 giorni, porta l’equipaggio a testare nuove tecniche per le passeggiate spaziali e, soprattutto, a sperimentare un sistema in grado di localizzare eventuali detriti pericolosi durante le fasi cruciali di lancio e atterraggio degli shuttle.

STS- 135 Atlantis: è la missione che deve ancora avere luogo, quella che decreterà il definitivo addio dell’era shuttle. Uno per uno, queste navette hanno regalmente voluto congedarsi con missioni rilevanti quanto quelle per le quali la storia le ricorda. Quella del Discovery, partita il 24 febbraio 2011, ha consegnato alla Iss il Permanent Multipurpose Module Leonardo, di produzione italiana.

Lo shuttle Endeavour che, senza ulteriori imprevisti partirà il 29 aprile, porterà in orbita il ‘cacciatore di antimateria’ Ams. Ancora l’Italia sarà protagonista grazie a questo progetto, contraddistinto dalla cooperazione internazionale di ben 16 paesi.

Infine Atlantis, il cui lancio è schedulato per il 28 giugno. Dopodiché non resta che rinnovare l’appuntamento con questi tre shuttle andando ad ammirarli nei musei ai quali sono stati assegnati. Un modo suggestivo per assaporare da molto vicino lo spazio che loro hanno sfiorato.

Federica Vitale

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