Google dice addio alle bufale con un nuovo algoritmo

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Anche Google dichiara guerra alle bufale. Dopo Facebook anche il colosso di Mountain View ha iniziato la “caccia” alle notizie false, attraverso uno speciale algoritmo in grado di valutare di più “l'affidabilità” di una pagina web invece della sua “reputazione” sul web.

Il motore di ricerca di Google utilizza attualmente il numero di link in entrata di una pagina web come indicatore della qualità, determinando così la posizione in cui apparirà nei risultati di ricerca. Semplificando, più gli altri siti linkano più alta sarà la posizione di una pagina. Il lato negativo è che i siti web che veicolano bufale e fanno questa sorta di disinformazione possono risalire la classifica, se un numero elevato di utenti li linka.

Per questo, un team di ricerca di Google sta adattando quel modello. Invece di contare i link in entrata, quindi, il sistema conta il numero di fatti all'interno di una pagina e ne confronta le affermazioni con quelle contenute in un suo personale archivio, noto come Knowledge Vault, su cui è al lavoro e che contiene oltre 2,8 miliardi di fatti verificati.

Il software funziona dunque sfruttando questo vasto archivio di fatti che Google ha tirato fuori da internet. “Una fonte che ha pochi fatti falsi è considerata affidabile”, dice il team che ha reso noti i risultati su Arxiv. Il risultato, riassunto dalla cosiddetta Knowledge-Based Trust, permetterà di calcolare in modo affidabile i veri livelli di attendibilità delle fonti.

La qualità delle fonti web è stata tradizionalmente valutata utilizzando segnali esogeni come la struttura ipertestuale” spiegano i responsabili del programma. “Proponiamo un nuovo approccio che si basa sui segnali endogeni, cioè la correttezza delle informazioni concrete fornite dalla fonte”.

L'attendibilità di una pagina web può aiutare a guadagnare posizioni se il gigante della ricerca comincerà a considerare la qualità dai fatti. Internet, strumento utilissimo, è però pieno di spazzatura e bufale. Dai siti anti-vaccinazione alle notizie prive di fondamento sulla fine del mondo o sul presunto sbarco di alieni, ce n'è per tutti i gusti.

Sarà davvero Google a far distinguere la verità dal falso?

Francesca Mancuso

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