Medicina e chirurgia si insegneranno con i Google Glass

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I Google Glass arrivano all'Università e si iscrivono a medicina. Oltre a bisturi e mascherina, ci saranno anche gli occhiali di Google tra l'attrezzatura che medici e studenti troveranno nelle future sale operatorie.

La notizia arriva dalla Stanford University, che grazie ad un accordo con la CrowdOptic (un'azienda partner di Google che si occupa della promozione dei Glass) farà sbarcare i suoi occhiali nei corsi di medicina e chirurgia: il loro impiego promette di cambiare radicalmente il modo di insegnare e di imparare le tecniche operatorie.

Non è la prima volta che gli occhiali per la realtà aumentata entrano in sala operatoria: il primo intervento realizzato con l’ausilio di questa tecnologia venne realizzato dal Prof. Rafael Grossmann già lo scorso anno.

L'idea che hanno avuto alla Stanford University è quella di offrire ai propri studenti di medicina e chirurgia la possibilità di poter osservare tutto ciò che accade in sala operatoria: da come interviene un chirurgo a che tipo di operazioni effettua l’equipe medica prima di operare un paziente.

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Con l’uso degli occhiali per la realtà aumentata e il ricorso allo streaming dal vivo, non solo gli studenti potranno vedere l’esecuzione degli interventi chirurgici dalla prospettiva dei docenti, osservandone nel dettaglio i movimenti, ma potranno anche visualizzare in tempo reale informazioni aggiuntive, che normalmente non sarebbero percepibili.

Viceversa, un chirurgo esperto potrà osservare esattamente ciò che vede un tirocinante mentre sta operando, avendo così la possibilità di guidarlo ed eventualmente correggerlo mentre esegue l'operazione. In questo modo anche le più piccole imperfezioni potranno essere notate ed eventuali errori saranno corretti fin da subito.

Durante questo tipo di attività, ogni altra applicazione verrà disattivata dai Glass, così da garantire la massima riservatezza per la privacy dei pazienti. Le immagini e i video acquisiti durante gli interventi saranno di proprietà esclusiva dell’ateneo, escludendo del tutto la possibilità che possano accedervi altri soggetti al di fuori degli studenti e dei docenti di Medicina.

Arturo Carlino

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