Smartphone: sprechiamo 13 tonnellate d'acqua per produrne uno

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Acqua e smartphone, nemici giurati. Per produrre uno dei nostri telefonini intelligenti occorrono infatti 13 tonnellate d'acqua e 18 metri quadrati di terreno. A calcolarlo è stato un nuovo studio, dal titolo Mind You Step, nel quale è stata considerata l'impronta idrica della produzione di vari oggetti.

A realizzarlo sono stati la socieà Trucost e l'associazione ambientalista Friends of the Earth. Il rapporto ha preso in esame l'impronta idrica di una serie di prodotti tra cui caffè, piatti pronti, smartphone, t-shirt e cioccolato.

Vogliamo vivere entro i limiti di ciò che il pianeta può fornire quindi prima abbiamo bisogno di misurare ciò che stiamo usandospiega l'associazione che ha chiesto agli esperti di dati ambientali di Trucost di scoprire quanta terra e acqua siano necessari per produrre il cibo che mangiamo, i nostri vestiti e i nostri gadget elettronici.

Si parla di cifre esorbitanti. Osservando l'intera catena di approvvigionamento, sono stati individuati i processi che utilizzano le maggior parte delle risorse. Ad esempio, il 55% della terra necessaria per fare uno smartphone è effettivamente utilizzata per il packaging piuttosto che per il telefono stesso.

Più della metà dell'impronta di terreno per lo smartphone infatti dipende dalla domanda di materiali per il packaging. L'imballaggio è una componente significativa anche del settore dei giocattoli.

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La diversità dei processi produttivi interessa anche le dimensioni di ingombro di un prodotto. Nel caso degli smartphone, essi contengono componenti simili ma vi sono importanti variazioni tra le diverse marche e i modelli. Utilizzando i dati ricavati dal mondo reale, le aziende potrebbero calcolare le loro impronte in modo di gran lunga più preciso e individuare come e dove ridurre la loro domanda di risorse naturali.

Senza contare le terre rare (Ree). Utilizzate per la fabbricazione di magneti, batterie, luci a LED, altoparlanti, circuiti stampati e il vetro lucido degli schermi, le REE vedono la Cina a dominare il mercato. Qui le miniere di REE gravano sull'ambiente. I prodotti di scarto sono arsenico, bario, cadmio, piombo, fluoruri e solfati, con una tonnellata di minerali che genera più di 75mila litri di acque acide, grandi quantità di gas di scarico e poco meno di una tonnellata di residui radioattivi.

Ma non solo solo gli smartphone a gravare sull'ambiente. Un paio di stivali di pelle ad esempio potrebbe richiedere 14 tonnellate di acqua e 50mq di terra a causa delle ingenti risorse utilizzate dall'allevamento del bestiame. Per una t-shirt ne occorrono circa 4 tonnellate mentre la superficie di suolo usata è di 4 metri quadrati.

Francesca Mancuso

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