Scritto da Antonino Neri

Luc Fusaro, studente francese di ingegneria e design alla Royal College of Art and Imperial College London, ha progettato una scarpa da corsa superleggera che si stampa in 3D. Il metodo è rivoluzionario, e il ragazzo spera di attirare l’attenzione di molti corridori. Per essere precisi (e forse ottimisti) le scarpe, con il marchio “Designed to Win”, potrebbe abbattere del 3,5% il tempo di un atleta professionista. Sembra una cosa da poco, ma in atletica fa la differenza tra ottenere una medaglia alle Olimpiadi e tornare a casa da sconfitti.
Nei 100 metri, ad esempio, il giamaicano Usain Bolt è l'attuale detentore del record, con un tempo di 9,58”, mentre i due canadesi Donovan Bailey e Bruny Surin si battono per il 10° posto con 9,84”. La differenza percentuale tra i due tempi è circa del 2,7%. Se le super scarpe funzioneranno, come spera Fusaro, si potrebbero far indossare ad uno dei due corridori canadesi e farli andare a velocità superiori a quelle di Bolt! Il processo che lo studente sta utilizzando non è totalmente nuovo, ed è qualcosa di cui anche un collega potrebbe dubitare.
“La gente mi chiede sempre 'Sei sicuro che non si rompe?’”, dice Fusaro, che utilizza una tecnica di stampa 3D chiamata SLS (selective laser sintering). Per far sì che funzioni, innanzitutto si inserisce un file digitale nel computer, e poi si stende uno strato di polvere. I laser di precisione colpiscono un piccolo singolo strato di polvere, che forma un piccolo ed unico strato della scarpa. In seguito lo strato si abbassa e il laser colpisce la sezione di polvere successiva, formando il secondo strato della scarpa. Il calore e l’energia sparata sulla polvere fanno aderire gli strati uno sull'altro.
Dopo un sufficiente numero di strati, si ottiene la scarpa. Il metodo SLS è noto per la sua capacità di funzionare con diversi materiali, ma quello della scarpa di Fusaro non è propriamente convenzionale: polvere di poliammide. Per capire la struttura ideale per la scarpa caso per caso, Fusaro scannerizza gli atleti mentre eseguono diversi movimenti, mentre saltano o mentre corrono. Questo gli dà una migliore idea di ciò che deve perfezionare per migliorare le prestazioni della scarpa.
Poi, usando degli additivi noti come “3D printing”, lo studente crea dalla polvere una scarpa esclusiva e la adatta all’atleta. “Creo le mie scarpe in una notte!”. La scarpa ottenuta da Fusaro pesa 96 grammi, e potrebbe essere quindi la più leggera mai realizzata (le Nike Mayfly, scarpe da corsa superleggere, pesano circa 136 grammi). Anche se i componenti non sono così speciali, Fusaro spiega che “non è nel materiale che ho tagliato il peso, ma nella struttura”.
E anche se la struttura è interamente concepita in funzione del suo scopo, i tacchetti e i rivestimenti in oro che vengono stampati insieme sembrano molto ben curati. Fusaro ha testato dei prototipi della sua scarpa su alcuni atleti europei, ma il nylon SLS non è flessibile come vorrebbe lui, che continua a perfezionare il design del materiale. Quando avrà scoperto il metodo per farle funzionare appieno - afferma - sarà sulla buona strada per delle scarpe funzionali al 100%.
Antonino Neri