Creata la prima chimera, un embrione ibrido uomo-maiale

embrione uomo maiale

Un embrione metà uomo e metà maiale, in gergo una chimera. A crearlo sono stati gli scienziati californiani del Salk Institute for Biological Studies di La Jolla. I ricercatori hanno annunciato di aver prodotto con successo il primo embrione che contiene le cellule staminali di due specie geneticamente distinte. Uno studio molto controverso, il primo passo verso la produzione di organi umani in animali ospiti.

Gli scienziati hanno creato le chimere o ibridi: si tratta di embrioni di maiale che contengono cellule staminali umane. Anche se le cellule sono state distrutte in fase precoce, lo studio ha permesso di capire il tipo di interazione tra due tipi di cellule così diverse.

Un'interspecie chimera è un organismo che contiene le cellule di specie diverse. La parola "Chimera" originariamente descriveva creature mitologiche o divinità nelle religioni politeiste. Nella scienza, è considerata invece un prezioso strumento di ricerca con un grande potenziale per le future applicazioni cliniche.

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Nel 2015 era già stato fatto uno studio simile, integrando le cellule staminali pluripotenti umane in embrioni non vitali di topo. Ma la nuova ricerca è andata oltre.

“I nostri risultati possono offrire speranza per far progredire la scienza e la medicina, fornendo una capacità senza precedenti per studiare lo sviluppo precoce dell'embrione e la formazione degli organi, come potenziale nuova strada per terapie mediche”, ha detto Juan Carlos Izpisua Belmonte tra gli autori dello studio. “Abbiamo dimostrato che una tecnologia precisamente mirata può consentire a un organismo di una specie di produrre un organo specifico composto da cellule di un'altra specie. Questo ci fornisce un importante strumento per lo studio dell' evoluzione delle specie, per la biologia e lo studio delle malattie, e può portare in ultima analisi, alla crescita di organi umani destinati al trapianto”.

Una ricerca che sta facendo molto discutere anche se i suoi scopi dichiarati sono sicuramente da apprezzare. In futuro produrremo organi umani usando gli animali?

Lo studio è stato pubblicato su Cell.

Francesca Mancuso

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