Neuroscience

Non sono solo le persone ad andare sotto processo. Ma anche il loro cervello. Sempre più avvocati, infatti, stanno discutendo sul fatto che alcuni imputati meriterebbero un'attenzione particolare perché i loro cervelli sarebbero “immaturi” o alterati. Ad affermarlo è Nita Farahany, docente di diritto e di filosofia presso la Duke University, che ha approfondito lo studio dell'uso della scienza cerebrale in tribunale.

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I ricordi potrebbero essere ereditati e tramandati dai nonni ai nipoti. Lo afferma uno psichiatra e neurobiologo che ha pubblicato uno studio controverso nel quale rivela, appunto, come i ricordi possano essere trasmessi da padre a figlio e fino ai nipoti.

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Il matrimonio è una tappa fondamentale della vita. Ogni coppia innamorata prima o poi decide di sposarsi e di organizzare una giornata indimenticabile per sé e per i propri invitati. C’è chi sceglie il rito civile e chi quello religioso, l’unica costante il viaggio di nozze

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L'ansia è la migliore amica delle donne. È innegabile, infatti, come questa emozione, a volte anche decisamente debilitante, colpisca maggiormente la popolazione femminile rispetto a quella maschile.

 


 

Le varianti nel gene trasportatore della serotonina, o 5-HTTLPR, hanno un impatto sulla neurobiologia. Il che si traduce in un rischio di comportamenti correlati agli stati d'ansia, come bulimia nervosa e fobie sociali. Ed è stato appurato come ci siano anche differenze di genere nella prevalenza di comportamenti correlati a questa forte emozione.

Sebbene numerosi studi abbiano indagato l'influenza del genotipo 5-HTTLPR sui sistemi neurali coinvolti nella regolazione emozionale, nessuno aveva mai studiato fino ad ora come questi effetti fossero modulati in base al sesso e all'ansia stessa. “Insomma non è solo un preconcetto culturale”, chiarisce Antonio Cerasa, ricercatore del Laboratorio di neuroimmagini dell’Istituto di scienze neurologiche di Catanzaro. “Alla base della predisposizione femminile all’ansia c’è una variante del gene 5-Httlpr che è implicato nella regolazione della serotonina e causa al soggetto portatore un aumento della quantità di questo ormone”.

I ricercatori hanno studiato questo problema utilizzando due regioni complementari degli approcci strutturali di base grazie a varie tecniche, tra le quali quelle estremamente avanzate di neuroimaging. La ricerca è stata condotta su un campione di 138 soggetti sani suddivisi in gruppi semplicemente contraddistinti in “non ansiogeni” e gruppi al contrario affetti da ansia clinica.

Preliminarmente, stabilendo l'ansia come una variabile continua, i ricercatori hanno rilevato un effetto di interazione del genotipo in base al sesso dell'individuo. Le donne hanno mostrato i più alti punteggi di HAM-A, ovvero Hamilton Rating Scale for Anxiety, una scala di misura dell'ansia, e i maschi il più basso.

Inoltre, una triplice interazione tra il genotipo, il genere e la categoria d'ansia è stata riscontrata nella parte destra dell'amigdala, una zona del cervello che svolge un ruolo chiave nello sviluppo delle emozioni. Ulteriori test, dunque, hanno rivelato che le donne con un'amigdala più voluminosa sono soggette anche ad una condizione di ansia cronica. “In altri termini, un più ampio volume dell’amigdala può essere considerato il marcatore neurobiologico dell’ansia”, continua il professor Cesara, “un fattore predittivo dello sviluppo patologico di disturbi emotivi, fattore dunque di cui si potrà tener conto, anche a livello clinico, per far sì che l’ansia non prenda il sopravvento fino a compromettere la qualità della vita di chi ne soffre”.

E conclude: “Ora, grazie ai risultati del nostro studio è possibile immaginare che un giorno, non molto lontano, con un semplice esame del sangue e una risonanza magnetica, sarà possibile individuare le persone che possono avere una più marcata vulnerabilità allo sviluppo di comportamenti patologici”.

Federica Vitale

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Gli stili emozionali si possono misurare: è possibile infatti "calcolare" le emozioni sulla base dei sei principali stili emozionali del cervello individuati da Richard Davidson, professore di psicologia e psichiatria alla University of Wisconsin-Madison e autore, insieme con Sharon Begley, del libro "La vita emotiva del cervello". 

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