Il cervello sotto processo, quando e' la risonanza magnetica a dare il giudizio

Neuroscience

Non sono solo le persone ad andare sotto processo. Ma anche il loro cervello. Sempre più avvocati, infatti, stanno discutendo sul fatto che alcuni imputati meriterebbero un'attenzione particolare perché i loro cervelli sarebbero “immaturi” o alterati. Ad affermarlo è Nita Farahany, docente di diritto e di filosofia presso la Duke University, che ha approfondito lo studio dell'uso della scienza cerebrale in tribunale.

Circa il 5 per cento dei processi per omicidio riguarda la neuroscienza. "C'è un aumento costante dei difensori che cercano di introdurre le neuroscienze per cercare di ridurre la pena nella misura in cui sia responsabile o meno di un crimine", afferma la docente. Quando gli avvocati si rivolgono alle neuroscienze, spesso ciò che viene messo in discussione è la questione della cognizione, della volontà di un imputato a compiere un crimine. Così, un avvocato difensore potrebbe sostenere che "non si può essere coscienti e quindi colpevoli a causa di una sorta di trauma cranico", spiega la Farahany.

L'approccio si è rivelato un successo nei casi che coinvolgono gli adolescenti. "Sembra che i giudici siano particolarmente interessati alla scienza del cervello dell'adolescente", afferma. "Le loro più interessanti opinioni citano gli studi neuroscientifici, parlano di sviluppo del cervello e del suo utilizzo come giustificazione per il trattamento dei minori in modo diverso".

I giudici e le giurie sono influenzati dagli studi che dimostrano come il cervello degli adolescenti non funzioni allo stesso modo degli adulti. Uno studio simile è stato presentato nel corso di un meeting di neuroscienze da Kristina Caudle, neuroscienziato presso il Weill Cornell Medical College. Lo studio, finanziato dal National Institutes of Health, ha utilizzato una tecnologia chiamata risonanza magnetica funzionale per esaminare come il cervello delle persone dai 6 ai 29 anni reagisce a una minaccia. "La risposta tipica, e quella che si potrebbe considerare una risposta logica, è quella di diventare meno impulsivi, una sorta di chiusura, di non agire quando c'è una minaccia per l'ambiente", spiega la Caudle. “Ma quello che abbiamo visto è che gli adolescenti sembrano unicamente più propensi ad agire. Quindi, le loro prestazioni in questo compito sono più impulsive".

E la Caudle ha scoperto che, negli adolescenti, un'area del cervello coinvolta nella regolazione delle risposte emotive lavora molto di più per prevenire una reazione impulsiva. Questo tipo di studio è fondamentale per comprendere lo sviluppo del cervello degli adolescenti in generale.

Tuttavia, la preoccupazione degli scienziati è il modo in cui uno studio come questo possa rischiare di essere usato impropriamente in tribunale. "I giurati tendono a prendere molto seriamente i risultati della risonanza magnetica", dichiara. Il compito di integrare le neuroscienze nel sistema giudiziario, almeno negli Usa, sarà in gran parte di competenza dei giudici. E come questo funziona, dipenderà da quanto i giudici saranno in grado di capire ciò che è conforme o meno alla realtà.

Federica Vitale

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