Cybercondria: i malati immaginari 2.0

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L'ipocondria al giorno d'oggi passa per il web. I malati immaginari del terzo millennio sono i cybercondriaci, coloro che cercano sul web le risposte alle proprie malattie, spesso solo immaginate.

Non si tratta di casi sporadici, sono tanti gli utenti della rete che nutrendo molti dubbi sulla loro salute, sperano che il web possa guarirli fornendo loro rimedi e soluzioni, spesso low cost. In Italia, la cybercondria riguarda un terzo della popolazione, mentre negli Usa tale cifra è ancora più elevata e riguarda 8 persone su 10.

Cosa accade? Tali soggetti sono convinti di essere affetti da gravi malattie, che richiedono l'immediato aiuto di un medico. E se da una parte si sottopongono a lunghi cicli di analisi e controlli, nell'era del web cercano su internet le risposte.

Secondo l'indagine portata avanti dal prof. Thomas Fergus del College of Arts&Sciences della Baylor University, svolta su 512 adulti sani con un'età media di 33 anni, la cybercondria è peggiore della classica ipocondria. Oggi infatti in qualunque momento e da qualunque luogo è possibile avere accesso ad una enorme quantità di informazioni mediche, accompagnate dalla presenza di siti web, forum e portali in cui si offrono consulenze spesso senza neanche averne le competenze.

Secondo l'esperto, l'ansia che muove l'ipocondria trova sfogo nella cybercondria: sul web si cercano di continuo sintomi e cause dei propri malesseri immaginari. Ma ciò non fa che accrescere l'ansia stessa, finendo in una sorta di circolo vizioso.

Francesca Mancuso

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