Sindrome di Truman, quando la vita e' come un reality

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È la sensazione che abbiamo un po’ tutti: sentirsi prigionieri di una trasmissione di cui siamo i protagonisti involontari o, altrimenti, essere convinti che ogni gesto del nostro quotidiano possa venire trasmesso dalle TV di tutto il mondo. Si chiama sindrome di Truman quella che evidenzia come sintomi principali, appunto, la straordinaria sensazione di sentirsi sempre ripresi da un obiettivo, dall'occhio indiscreto di una telecamera. Si tratta certamente di turbe psicologiche che il grande schermo ha denunciato grazie al film di Peter Weir, "The Truman Show".

Tutti noi, almeno una volta, abbiamo visto questo film, nel quale Jim Carrey interpreta Truman Burbank, un giovane dall’esistenza perfetta che scopre, col tempo, che tutti coloro che lo circondano siano degli attori. Ed è lui il protagonista ignaro del reality show più seguito al mondo.

Secondo alcuni psichiatri, tale sindrome è la conseguenza del culto della celebrità che dilaga nella nostra società moderna. Ovviamente, principale indiziata è la televisione ed i suoi reality, l'uso prolungato di Internet o, ancora, la dipendenza da alcune serie televisive. Sarebbero questi i colpevoli diretti accusati di trasformare i personaggi televisivi in amici reali.

La questione è stata sollevata da un articolo apparso sul New Yorker. Qui viene raccontata la storia di un certo Nick Lotz, una sorta di Truman dei giorni nostri. "Improvvisamente, Lotz risolse il puzzle della sua vita. Da quando aveva cominciato il college, era stato protagonista di un reality-tv. La rete aveva tenuto le telecamere nascoste, come in 'Candid Camera' e 'Punk'D'. Quella notte doveva essere il finale. Tutto quello che doveva fare era chiamare suo padre, che lo avrebbe trovato in mezzo alla folla, lo avrebbe portato sul palco e presentato con un assegno da un milione di dollari. Lotz tirò fuori il suo cellulare, ma era troppo teso per effettuare la chiamata. Era troppo tardi, avrebbe mancato la sua occasione prima che si spegnessero le telecamere".

La sindrome, dunque, si intreccia inesorabilmente tra realtà e finzione. E la gente, soprattutto quella insoddisfatta dal proprio quotidiano, fatica a riconoscerne i limiti. A favorire il disturbo, la tecnologia. Nel corso tempi, infatti, questa ha fatto passi da gigante. E, come spiega l'autore del pezzo, "negli anni Quaranta, le menti americane erano controllate con onde radio; negli anni Cinquanta, i sovietici si avvalevano dei satelliti; mentre negli anni Settanta, la CIA ha impiantato chip per computer nel cervello della gente".

Insomma, un Big Brother o Grande Fratello, che dir si voglia, che piano piano trapela nelle trame delle nostre vite. Facciamoci caso. E dimentichiamo per un attimo sia il film che la sindrome. Non siamo forse controllati a vista da qualsivoglia social network? Da Facebook ed i suoi status, a Twitter ed i suoi tweet continui ed al passo con il tempo, per continuare con Instagram e la condivisione di immagini del nostro privato. Sono solo alcuni dei mezzi di comunicazione che permettono ai più di infiltrarsi nelle nostre vite. Stiamo parlando davvero di una dipendenza o un timore? O siamo un po' tutti affetti dalla sindrome di Truman?

Federica Vitale

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