Soldi e irrazionalita', ecco qual e' il nesso

intelligenza povertà

La povertà non fa bene all'intelligenza. Un team di ricercatori ha scoperto, infatti, che gli individui a basso reddito tornano ad un livello alto di intelligenza quando rimuovono i propri oneri finanziari. I risultati suggeriscono, dunque, che sono i nostri problemi finanziari a renderci meno intelligenti. La “dimensione” della nostra busta paga, quindi, impone più di una semplice scelta. Questa, infatti, influenza anche il nostro QI.

Le preoccupazioni finanziarie delle persone a basso reddito riducono il loro quoziente intellettivo fino a 13 punti. Di conseguenza, coloro che con mezzi limitati sono più propensi a prendere decisioni sbagliate, come ad esempio incappare in troppi debiti, perpetuano i loro problemi finanziari. “I nostri risultati suggeriscono che quando si è poveri, il denaro non è l'unica cosa a scarseggiare. La capacità cognitiva risulta molto labile”, così sostiene l'economista di Harvard Sendhil Mullainathan. “Questo non vuol dire che i poveri siano meno intelligenti degli altri. Ciò ci mostra che la stessa persona in una situazione di povertà soffre di un deficit cognitivo rispetto a quando non vi si trova”.

È anche sbagliato suggerire che la capacità cognitiva di qualcuno sia minore perché si è poveri. In realtà, quel che accade è che la capacità effettiva diventi più bassa, perché si hanno altre cose in mente, si rivolge meno attenzione a tutto il resto. Le persone con preoccupazioni finanziarie sono come un computer che ha rallentato le sue prestazioni, perché sta portando avanti più di una funzione. “Non è il computer ad essere lento, è che sta facendo qualcosa di diverso, così sembra lento a voi”, aggiunge l'economista. “Penso che questo sia il cuore di ciò che stiamo cercando di dimostrare”.

Nello studio, pubblicato sulla rivista Science, il team statunitense e alcune università britanniche hanno effettuato una serie di esperimenti in un centro commerciale degli Stati Uniti. I ricercatori hanno selezionato 400 persone a caso e le hanno divise in un gruppo “povero” e uno “ricco” in base al loro reddito, prima di sottoporli al test di intelligenza.

Prima dell'esperimento, a metà dei partecipanti è stato chiesto di pensare a come avrebbero pagato i 1.500 dollari per alcune riparazioni urgenti alla propria auto, se questa si fosse rotta. L'obiettivo era quello di portare i partecipanti a concentrarsi sulle proprie preoccupazioni finanziarie. Lo studio ha provato che i partecipanti poveri hanno eseguito in modo negativo il test QI. Tuttavia, il gruppo “ricco” non ha dimostrato di pensare alle proprie finanze e ha eseguito il test di intelligenza a prescindere dal reddito. Per i poveri, visto che i problemi finanziari sono appena sotto la superficie, la situazione li porta in cima”, ha spiegato il professor Mullainathan. “Il risultato è stato il divario tra ricchi e poveri, sia nel QI che nel controllo degli impulsi. Non c'era differenza nell'altro gruppo (povero), ma chiedere loro qualsiasi cosa li faccia pensare ai soldi porta a questo risultato”.

In una seconda serie di test, gli scienziati si sono recati nell'India rurale, dove i coltivatori di canna da zucchero vengono pagati una volta l'anno. Hanno costatato risultati significativamente migliori nei test di intelligenza nel mese successivo a quello della paga, ossia l'equivalente di 10 punti di QI, sensibilmente minori in precedenza. “Il mese dopo la raccolta sono abbastanza ricchi, ma il mese prima, quando il denaro è esaurito, sono piuttosto scarsi”, dichiara Mullainathan. “Quello che abbiamo fatto è stato osservare le stesse persone il mese prima e il mese dopo il raccolto e quel che abbiamo rilevato è stato che il QI ed il controllo cognitivo aumentano”.

Insomma, i soldi non fanno la felicità, ma aumentano l'intelligenza!

Federica Vitale

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