Musica: ecco perché alcune canzoni innescano la tristezza e la commozione

adele

Vediamo film che ci commuovono, ma soprattutto ascoltiamo canzoni che ci emozionano. E, a quanto pare, allo sciogliersi delle nostre emotive sottenderebbe una spiegazione dell'arte di commuovere. Si tratta di un espediente musicale noto come "appoggiatura" che renderebbe canzoni come l’ormai famoso brano Someone like you di Adele parte di quel corollario musicale che provocherebbe piacere, seppur nel dolore della tristezza. Perché, infatti, amare un testo nostalgico che sembra quasi voler sottolineare una tensione nostalgica con il verso "I heard that you're settled down, that you found a girl and you're married now" (Ho sentito che ti sei sistemato, che hai trovato una ragazza e che ora sei sposato)?

A spiegare tale interazione tra musica e psicologia è stato uno studio condotto dai ricercatori John Sloboda e Martin Guhn. La ricerca risale a 20 anni fa, quando lo psicologo inglese Sloboda fece identificare ad un gruppo di amatori musicali gli stacchi di alcune canzoni scelte fra una serie di brani. A questi fu poi chiesto di segnalare quali sarebbero state le reazioni fisiche provate durante l'ascolto, quali brividi e lacrime. I risultati ottenuti hanno così evidenziato che 18 brani su 20 contenevano l'appoggiatura.

Tale espediente altro non è che un tipo di nota che letteralmente combacia con la melodia seppur, allo stesso tempo, scontrandosi con la totalità del motivo, creando un suono dissonante. Quanto segue è un'armonia dissonante con la nota precedente. Ecco la ragione per cui l'appoggiatura è ritenuta una sorta di abbellimento. "Ciò genera una tensione in chi ascolta. Quando le note tornano alla melodia precedente, la tensione si risolve e rilascia una sensazione di benessere", chiarisce Martin Guhn, psicologo presso la University of British Columbia che ha ripreso oggi lo studio del professor Sloboda.

È comunque un dato di fatto che ognuno di noi reagisce in modo diverso davanti a immagini e, in questo caso, alle dinamiche musicali. Ma è ormai scientificamente appurato che, in una successione di appoggiature, l'ascoltatore viene letteralmente assalito da cicli di tensione e di rilasci che provocano reazioni a catena. L'esternazione più evidente è il pianto.

Il piccolo capolavoro internazionale di Adele non è il solo ad essere stato preso in esame. Lo studio, ripreso alcuni anni fa, aveva come modello alcuni estratti da Trio for Piano di Mendelssohn e Adagio for Strings di Barber. Entrambi i brani erano stati giudicati in grado di suscitare in chi li ascolta reazioni psicologiche di piacere, frequenza cardiaca e sudorazione.

A sostegno degli studi di Sloboda e di Guhn, lo scorso anno ha contribuito la ricerca di un altro scienziato della McGill University, Robert Zatorre. Secondo la sua tesi, la musica intensa rilascerebbe dopamina nei centri del cervello deputati al piacere, producendo gli stessi effetti prodotti come davanti ad un piatto prelibato, durante il sesso o paragonabile all'estasi indotto dalla droga. E ciò sarebbe indipendente dal genere musicale. Che sia allegro o triste il brano, l'importante è che l'ascoltatore ne sia coinvolto a livello cerebrale senza rendersi conto di soffrire. Poiché il dolore, nel suo caso, sarebbe scaturito dal piacere.

Federica Vitale

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