FireChat, l'app di protesta delle folle di Hong Kong

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FireChat ha letteralmente spopolato nel marasma delle proteste a Hong Kong contro il governo cinese. Si potrebbe anche dire che l'applicazione di messaggistica istantanea sullo stile WhatsApp (che, lo ricordiamo, aveva già dovuto patire le mire della censura proprio in Arabia Saudita) sia il vero strumento di protesta e, probabilmente, grazie alla sua possibilità di inviare messaggi di testo pur senza connessione Internet e cellulare.

Il mezzo utilizzato da questa potente applicazione, dunque, si può definire peer-to-peer tra dispositivi nel raggio d’azione sia Wi-Fi sia Bluetooth. Per questo il governo cinese non ha visto di buon occhio il fatto che la piazza in rivolta sia rimasta sempre connessa. Tanto che, in pochi giorni, FireChat è stata scaricata ben 100 mila volte.

Mentre i manifestanti pro-democrazia inondano le strade di Hong Kong, la società creatrice della popolare app, Open Garden, si è vista per il momento bloccare la propria creazione. Proprio come era successo pochi giorni prima ad un altro popolare social, Instagram. I manifestanti, infatti, comunicavano proprio sul social media che, una volta bloccato, ha lasciato in “eredità” a FireChat il compito di far comunicare le folle in sommossa.

Il grande vantaggio di FireChat, quindi, è stato proprio quello di non doversi appoggiare ad alcuna rete. Basta solo attivare la sua modalità chat "nelle vicinanze" per inviare messaggi ad amici in zona, anche se l'accesso a Internet non è presente. Con questa modalità, FireChat collega i dispositivi mobili tra loro; la distanze necessaria è di circa 40/70 metri.

E se Open Garden è rimasta sorpresa dal suo ruolo di primo piano in una delle più grandi proteste di massa di Hong Kong, si prevede un implemento di download anche per i prossimi mesi. La società prevede di implementare la propria app di chat nelle prossime settimane, consentendo agli utenti di dimostrare la loro identità, in modo del tutto simile a come Twitter gestisce i propri users e che, allo stesso modo, divenne strumento di protesta in Egitto nel 2011. 

Stessa sorte capitò a Skype in Cina. Oggi anche le proteste sono sempre più 2.0.

Federica Vitale

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