La Nasa su Marte con gli ologrammi

onsight

L'uomo su Marte con gli ologrammi. Potrebbe essere una valida proposta, se non un'alternativa, in attesa di inviare un equipaggio sul pianeta rosso. È l'idea avanzata da Microsoft che, dopo il lancio della visiera Hololens per la realtà aumentata ed aver collaborato con i team Nasa per trovare i modi per esplorare virtualmente Marte, ora si lancia nel mondo affascinante degli ologrammi.

Il progetto, denominato OnSight, è stato frutto della collaborazione di oltre due anni proprio tra Microsoft e l'agenzia spaziale americana. Un lavoro di perfezionamento di una tecnologia tale da risultare più intuitiva possibile. Dave Lavery, del programma esecutivo per l'esplorazione del sistema solare e a capo dei team che seguono i rover su Marte, ha avuto la possibilità di testare in prima persona i famigerati HoloLens e “fare” il primo passo virtuale verso Marte. Dopo aver lavorato al progetto per così tanto tempo, lo stesso Lavery si era abituato al vecchio modo di visualizzare il pianeta: decine di immagini da ogni angolazione su uno schermo, con solo una vaga idea di come, per esempio, una roccia sul terreno fosse correlata alla posizione del rover.

OnSight, dunque, cambia la prospettiva, dando ai team una visuale 3D di Marte, sopra e sotto la superficie e al di là del rover stesso. Il tutto senza spostarsi dalle sedi Nasa. “Appena ho messo l'auricolare e avviato il software, mi sentivo come se stessi su Marte", ha dichiarato Lavery. "Percepivo lo spazio meglio di quando guardavo le immagini a schermo piatto, sebbene questa sia una cosa che faccio regolarmente, ogni giorno. Non dovevo preoccuparmi di dire 'Non capisco come questa immagine sia in relazione alla successiva'. Tutto era collegato in un unico ambiente. Tutto quello che dovevo fare era capire l'ambiente".

A corredare l'idea di OnSight, un video nel quale è messo in evidenza il ritardo di comunicazione con la Terra. Un messaggio proveniente dal nostro pianeta potrebbe richiedere cinque minuti per giungere su Marte. Un ritardo che non consente a Curiosity di essere considerato un avatar dagli scienziati. Ed è questa la caratteristica chiave che fornisce al team un modo per elaborare in tempo reale i dati inviati dal rover. Gli scienziati, infatti, possono ricevere informazioni e immagini direttamente dal rover, costruire un ambiente 3D e creare un “piano di gioco” due volte al giorno, ovvero istruzioni inviate al rover e che questo dovrebbe eseguire. Ad esempio, se gli scienziati ritengono interessante una roccia, sarebbero in grado di dare istruzioni precise al rover semi-autonomo, senza dover incappare in una possibile serie di errori.

Grazie ad OnSight, quindi, i team dislocati tra le sedi Nasa di Washington o del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena potrebbero virtualmente raggiungere la superficie marziana ed esplorarla insieme. "Tutti entrano nell'ambiente virtuale e uno degli avatar può dirigersi verso una zona di interesse scientifico e dire 'Questo è quel che voglio esplorare'", conclude Lavery. Oggi, la tecnologia OnSight è stata rilasciata in versione beta e testata dal team di Curiosity per un uso potenziale nel corso di missioni future. Se tutto dovesse andare secondo i piani, potrebbe essere utilizzata sui rover che raggiungeranno Marte nel 2020.

Inoltre, questa tecnologia consentirebbe un controllo più diretto anche delle sonde relativamente più vicine, come ad esempio quelle inviate sulla Luna. E, dato che HoloLens vuole anche essere un prodotto indirizzato al grande pubblico, la capacità di raggiungere Marte sarebbe una possibilità fornita a tutti, permettendo in questo modo di “vedere” ciò che vede la Nasa.

Federica Vitale

Image Credit: Nasa

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