Tutti pazzi per la Luna: anche l'Africa vuole sfruttarne le materie prime

Missioni Luna

La Terra sta esaurendo le sue risorse? Ma abbiamo la Luna. Questo il fine di molti progetti in corso, tra i quali anche l’africano Africa2Moon. Ma è veramente possibile usare il nostro satellite come fonte di materie prime? Secondo una valutazione di Ian Crawford del Birkbeck College di Londra l’investimento potrebbe dare i suoi frutti.

 Stando allo studio, è difficile individuare una singola risorsa lunare con valore sufficiente a garantire il successo dell’industria, ma il nostro unico satellite possiede abbondanti materie prime di potenziale interesse economico, che potrebbero essere utilizzate, per esempio, per sostenere la costruzione di un’infrastruttura industriale nello spazio vicino alla Terra.

Sulla base di queste considerazioni e speranze si basano in effetti alcune missioni sulla Luna, che, oltre ad indagarne la superficie a scopo prettamente scientifico, mirano a verificare se il corpo celeste può essere usato per portare sul nostro pianeta le risorse di cui purtroppo ormai la Terra scarseggia. L’interesse sembra così alto che è spuntata anche una missione africana, anche se fa fatica a raccogliere i finanziamenti necessari.

A differenza della sua quasi contemporanea Lunar Mission One, progetto privato britannico che, tramite crowdfunding sul web, ha raccolto il suo obiettivo di quasi un 1 milione di dollari (850 mila euro circa) prima della scadenza fissata il mese scorso, Africa2Moon non ispira invece molta fiducia. Solo 13 mila dollari sono stati infatti raggiunti (circa 11 mila euro) contro i 150 mila richiesti all’inizio della campagna.

Nonostante l’evidente mancanza di interesse dovuta probabilmente a coloro per i quali l’Africa evoca solo immagini di disordini politici, malattie e povertà, la Fondazione per lo Sviluppo Spaziale, che sta portando avanti il progetto, sostiene di voler andare avanti, visto che uno degli obiettivi del progetto è proprio il contrasto a questa diffidenza.

Il termine delle prima fase, che mira ad effettuare un primo studio di fattibilità della missione vera e propria, è stato fissato per la fine di novembre 2015. I sostenitori ammettono delusione e perplessità, ma continuano ad essere ottimisti. Scarsità di fiducia e di pubblicità sicuramente stanno giocando un ruolo importante, ma, insistono i responsabili, nulla è perduto.

La Luna è dunque così vitale per la nostra sopravvivenza?                                                                

Roberta De Carolis

Foto:Space.com

Credit: Nasa/GSFC/Arizona State University

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