Valentino: quando la moda diventa virtuale

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50 anni di moda in un museo 3D è questo l’ambizioso progetto che Valentino Garavani ha sviluppato negli ultimi due anni spalleggiato da un team di stilisti e programmatori, ed è questo che ha poi presentato al Museo D’Arte Moderna di New York la scorsa settimana. Il lancio ufficiale, rigorosamente virtuale, è però avvenuto tramite conferenza stampa su YouTube a disposizione di tutti gli utenti, e godeva di una madrina d’eccezione: Anne Hateway.

Il Valentino Garavani Virtual Museum, questo il nome del progetto, rappresenta prima esperienza di moda virtuale vera e propria, con un catalogo di oltre 300 abiti: il museo è disponibile sia su piattaforme Mac che Windows e il software risulta leggero e veloce grazie ai cloud, che permettono il download dei dettagli soltanto laddove sia l’utente a richiedere lo zoom su di essi (un po’ come accade con Google Earth). Peso totale dell’applicazione? Una decina di Mbyte.

All’interno della galleria virtuale è possibile non solo visualizzare i dettagli, ma anche ruotare gli abiti a proprio piacimento e ricevere ulteriori informazioni sui modelli esposti; navigando fra le creazioni dello stilista risultano poi apprezzabili anche gli spazi, che se fossero reali coprirebbero una superficie di circa 1000mq.

Benchè l’idea che la realtà virtuale incontri settori importanti come quello della moda sia entusiasmante, va sottolineato quanto anche l’utente medio sia critico di questi tempi.

Gli abiti tridimensionali proposti nella gallery sono infatti già stati etichettati come ‘approssimativi’, sostanzialmente frutto di tecnologie non proprio all’avanguardia, e soprattutto, questa la critica più dura, non si è ancora pensato a quella grossa fetta di utenti che naviga attraverso i dispositivi mobile: non esiste infatti alcuna app per smartphone, o almeno non ancora. Un errore grossolano nell’era del web a portata di mano.

Malgrado tutto, l’iniziativa apre le porte a sviluppi successivi di una certa rilevanza: altri stilisti certamente seguiranno le orme di Valentino proponendo le proprie collezioni in 3D, e con tutta probabilità faranno anche tesoro degli errori e delle critiche che inevitabilmente riceve chi lancia per primo un’idea nuova sul mercato.

Annalisa Di Branco

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