Autismo: nuove possibilità di comunicazione grazie all'iPad

tablet bambini

L'iPad può rivelarsi uno strumento valido nel risolvere le difficoltà di comunicazione caratteristiche dei bambini affetti da autismo. È questo l'esito di un recente studio guidato dalla dottoressa Ann Kaiser, docente di Educazione e Sviluppo Umano alla Vanderbilt University nel Tennessee.

Durante lo studio, tutti i bambini, di età compresa tra i 5 e gli 8 anni, hanno imparato nuovi termini, mentre alcuni sono riusciti a formulare brevi frasi attraverso un periodo di esercizio, proprio facendo ricorso all'iPad. Un risultato molto soddisfacente, soprattutto se si considera, come sottolinea la dottoressa Kaiser, che "per alcuni genitori si trattava della prima volta in cui riuscivano a parlare con i propri figli".

Da sempre individui con problemi di comunicazione ricorrono all'aiuto di forme alternative di espressione, che si avvalgono dell'uso di simboli, gesti, fino alla sintesi vocale.L'aspetto innovativo dell'iPad consiste nel suo essere dotato di applicazioni che imitano questi strumenti di ausilio nell'espressione, offrendo dunque ai bambini affetti da autismo, che hanno una ridotta capacità di verbalizzazione, una strada più accessibile e meno costosa per imparare a comunicare.

Ma quale è il segreto dell'iPad? Perché si rivela un mezzo utile per agevolare la comunicazione nei bambini autistici? Il motivo è molto semplice, come spiega la dottoressa Kaiser: "Quando diciamo una parola, questa suona un po' diversa ogni volta, e le parole si mettono insieme ed assumono caratteristiche acustiche leggermente diverse in differenti contesti. Ogni volta che l'iPad pronuncia una parola, questa suona sempre allo stesso modo, e ciò è importante per i bambini affetti da autismo, che generalmente hanno bisogno che le cose siano il più costanti possibile".

I risultati positivi raggiunti con questa ricerca hanno incoraggiato la dottoressa Kaiser a proseguire sulla strada tracciata, intraprendendo un nuovo studio con il sostegno dei National Institutes of Health's Autism Center of Excellence, con i colleghi dell'UCLA, dell'University of Rochester, e della Cornell University Weill Medical School.

Questa seconda ricerca si è svolta facendo ricorso all'uso dell'iPad in due differenti interventi di comunicazione: l'insegnamento diretto e quello naturalistico. Nell'approccio basato sull'insegnamento diretto, ai bambini vengono forniti i prerequisiti necessari per la comunicazione (come l'abbinare oggetti, o l'imitazione motoria o verbale) e le nozioni base di comunicazione (come il richiedere oggetti). Ad esempio, un adulto può presentare da cinque a dieci possibilità per il bambino di utilizzare l'iPad per richiedere gli oggetti che preferisce. Durante queste prove il bambino deve servirsi dell'iPad per fare richieste e può ricevere un aiuto se fisicamente non è in grado di utilizzarlo autonomamente.

Nell'approccio basato sull'insegnamento naturalistico l'adulto guida all'uso dell'iPad durante il gioco o la conversazione. Inoltre, insegna l'uso dei gesti per comunicare, il gioco con gli oggetti e l'attenzione ai compagni durante le attività ricreative. In tutti e due gli approcci i bambini toccano i simboli sullo schermo, ascoltano il dispositivo, ripetono le parole, ed alcune volte le pronunciano loro stessi. Sono incoraggiati ad utilizzare sia l'iPad che l'espressione verbale per comunicare, ed il terapeuta usa entrambe le modalità servendosi di apposite sessioni strutturate.

Questi studi hanno segnato una decisa svolta nell'evoluzione delle capacità espressive dei bambini affetti da autismo: precedentemente, infatti, i ricercatori pensavano che se questi bambini non avevano iniziato a parlare tra i 5 ed i 6 anni, sarebbe stato improbabile che avessero acquisito la conoscenza del linguaggio parlato. Ma le nuove ricerche dimostrano che questa teoria può essere modificata. Va inoltre considerato un altro fattore molto significativo: l'uso dell'iPad fa sì che i bambini autistici siano meno facilmente stigmatizzati ed identificati con il loro problema, consentendo loro di comunicare con compagni di scuola, insegnanti ed amici.

Francesca Di Giorgio

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