Raggiungere Marte in 30 minuti: per la Nasa è già possibile

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Raggiungere Marte in 30 minuti via laser: non un libro o un film di fantascienza, ma un obiettivo della Nasa, che ha finanziato la ricerca scientifica di Phillip Lubin, professore di fisica presso l’University of California Santa Barbara.

Il laser verrebbe usato come propulsore e potrebbe spingere una piccola sonda priva di equipaggio fino a oltre 280 milioni di chilometri all’ora, rendendo il suo atterraggio possibile sul Pianeta Rosso in 30 minuti.

“È evidente che non riusciremo mai a raggiungere anche le stelle più vicine con i nostri attuali sistemi di propulsione, nemmeno in 10 millenni scrive l’autoreDobbiamo ripensare radicalmente la nostra strategia o rinunciare ai nostri sogni di raggiungere le stelle, o alla fine attendere una tecnologia che non esiste”.

Per cui stop ai sistemi attuali, via al laser. Lubin sostiene che sparando una navicella in questo modo, si avrebbe la possibilità di ottenere un’accelerazione nello spazio priva di attrito, raggiungendo così una velocità superiore ad un quarto di quella delle luce. E quindi potremmo approdare su Marte in 30 minuti, superare Voyager  in meno di 3 giorni e arrivare su Alpha Centauri in circa 15 anni.

Tutto questo, naturalmente, con sonde totalmente prive di equipaggio. Resta ancora un sogno portare l'uomo in posti così remoti dell’Universo e quindi sembra ancora molto difficile pensare di trasferirsi su Marte, anche se molti progetti per il futuro lo prevedono. Ma di certo non in 30 minuti.

Marte 30min

Photo credits: UC Santa Barbara

Tutti con i piedi per terra, dunque, in tutti i sensi. Ciò non toglie che la tecnologia proposta da Lubin non sia fantascienza: esiste e potrebbe essere scalata, ovvero portata a dimensioni tali da poter essere applicata ad un propulsore vero. Velocità come quelle citate dall’autore sono infatti raggiungibili in laboratorio, e quindi lo sforzo tecnologico dovrebbe concentrarsi ora su sonde reali. Difficile, ma, a quanto sembra, non  impossibile.

Il lavoro, per ora solo teorico, è stato presentato al Nasa Innovative Advanced Concepts symposium lo scorso ottobre e proposto per la pubblicazione al Journal of the British Interplanetary Society.

Roberta De Carolis

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