L'aurora australe vista dall'Antartide

aurora australe esa

Le tempeste solari, oltre a qualche istante di paura, regalano spettacoli mozzafiato, come quelli delle aurore boreali ed australi. E proprio in occasione dell'ultima eruzione avvenuta lo scorso 17 luglio, lo scienziato Alexander Kumar dell'Esa e il suo collega Erick Bondoux hanno immortalato una particolare aurora australe al di sopra della Concorda Station, presso Dome C, in Antartide.

 

La località che si trova oltre 3mila metri al di sopra del livello del mare, è uno dei vertici più alti della calotta di ghiaccio dell'Antartide e si trova sul plateau antartico. Il programma franco-italiano della stazione di ricerca Concordia studia la glaciologia, biologia umana e l'atmosfera. L'Esa utilizza tale base per preparare le future missioni in orbita di lunga durata.

Ma durante l'inverno, la Concordia si trova quasi sempre immersa nel buio totale, con una temperatura media di -51 ° C e un record di -85 ° C. Il luogo ideale da cui osservare il cielo. Com'è avvenuto il 20 luglio scorso, quando dalla stazione è stato visto questo magnifico spettacolo, frutto dell'aumento dell'attività solare, che raggiungerà il picco nel 2013.

Il 17 luglio, l'Esa e la Nasa attraverso i dati della missione SOHO hanno catturato l'immagine di un brillamento solare spettacolare, che è durato diverse ore. Si è trattato di M1-class flare che ha prodotto una espulsione di massa coronale che ha raggiunto anche Venere, il 19 luglio e che ha lambito l'atmosfera terrestre il 20 luglio. Gli effetti a Terra non si sono quasi avvertiti, ma il cielo australe si è arricchito di colori.

Un'altra tempesta solare si è verificata il 19 luglio, quando la regione solare attiva AR 1520 ha prodotto un flare di classe M7.7. L'esplosione ha generato una espulsione di massa coronale che probabilmente non raggiungerà la Terra. Tuttavia, è stato rilevato un rapido aumento di particelle protoniche e ciò potrebbe avere avuto qualche effetto sui satelliti.

È importante monitorare, tracciare e valutare gli eventi spaziali meteorologici come i brillamenti solari e in particolare gli eventi solari delle particelle energetiche e le espulsioni di massa coronale talvolta associati ad esse", ha spiegato Juha-Pekka Luntama, responsabile del segmento di meteorologia spaziale dell'Esa. "Tali eventi sono in grado di incidere sulle telecomunicazioni spaziali, sul broadcasting, sulle osservazioni meteorologiche e sulla navigazione fino alla distribuzione di energia e alle comunicazioni terrestri, soprattutto a latitudini settentrionali."

Francesca Mancuso

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