Il clima del futuro? Lo svelano i pianeti alieni

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Si è tenuto il 7 maggio il Comparative Climatology Symposium, presso la sede generale della Nasa. All'ordine del giorno, una discussione sui metodi di ricerca di nuova generazione di strumentazioni che possano sottolineare le somiglianze, come anche le differenze, tra i diversi aspetti climatici che caratterizzano non solo la Terra, ma anche altri pianeti come Marte, Venere e Saturno. Senza escludere gli esopianeti di recente scoperta.

Al simposio hanno partecipato tutti i massimi esperti di questo settore di ricerca. Tra questi, John Grunsfeld, Associate Administrator for Science Mission Directorate della Nasa, il quale ha presentato il nuovo James Webb Space Telescope, il cui scopo sarà quello di condurre utili osservazioni sulle atmosfere dei pianeti extrasolari. Tuttavia, il telescopio non sarà in grado da solo di rilevarne la presenza, ma solo di studiarli. Ecco perché il programma TESS è stato approntato per coadiuvare il telescopio in questa non facile operazione.

Le stime annunciano come la missione possa giungere ad identificare qualcosa come 300 nuove superterre. Alcune di queste, probabilmente, saranno localizzate nella cosiddetta zona abitabile. Ma la sfida resta, comunque, quella di comprendere i cambiamenti climatici che travolgono e modificano il nostro pianeta. “Il clima della Terra non ha fatto altro che cambiare", ha dichiarato Jim Green, Planetary Science Division Director della Nasa. Ecco il motivo per cui diventa interessante individuare gli aspetti, simili o completamente diversi, che coinvolgono i diversi sistemi planetari. Ed eventualmente, comprendere e non trovarsi impreparati nei confronti dei cambiamenti di cui è investito il pianeta.

Non solo il Webb Space Telescope. Un piccolo esercito di altri satelliti verranno lanciati nel corso di quest'anno con lo stesso intento di supervisione dei fattori climatici in costante stato di mutamento. A tal punto che David Grinspoon, titolare del prima cattedra di Baruch S. Blumberg Nasa/Library of Congress in Astrobiology, ha definito “feroce ed interessante” allo stesso tempo la meteorologia che investe il pianeta rosso.

Anche Venere e Titano, la luna di Saturno, nel mirino del telescopio. Se il primo pianeta pare sia interessato da correnti giornaliere probabilmente dovute al vulcanismo del territorio venusiano, Titano sembrerebbe simile a un “ciclo idrologico terrestre”.

Insomma, studiare i diversi climi di questi pianeti e degli esopianeti, potrebbe essere un valido strumento per perfezionare i modelli climatici della Terra. Il fatto che gli esopianeti possano avere delle caratteristiche in comune con il nostro pianeta non è un fatto che va trascurato. Soprattutto alla luce di una migliore comprensione del passato e del futuro terrestre. Dunque, legare lo studio della climatologia a quello dell'astrobiologia deve costituire un nucleo compatto e privo di settori stagni. Un modello interdisciplinare nel quale gli esperti dei diversi settori possano scambiare opinioni, conoscenze e collaborazioni.

Michael Meyer, scienziato per il Mars Exploration Program della Nasa, ha osservato infatti come, proprio quando si riteneva di aver scoperto tutti i pianeti, in realtà molti altri stavano per essere messi in luce. “E questa è una buona cosa", ha aggiunto.

Federica Vitale

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