Sonda Rosetta: sulla sua scura cometa i mattoni della vita

rosetta scura

Come appare la cometa 67/P Churyumov Gerasimenko vista da vicino? Ad osservarla a tu per tu è stata la sonda Rosetta, secondo cui la cometa è molto scura, povera di ghiaccio d'acqua in superficie ma ricca di composti organici.

È quanto emerge dalle analisi rese possibili dalle osservazioni dello spettrometro VIRTIS. E la presenza dei mattoni della vita ci sarebbero tutti come ha confermato anche Fabrizio Capaccioni, Principal Investigator dello strumento: “Ci troviamo effettivamente in presenza di una cometa che contiene al suo interno tracce dei composti primordiali o addirittura precedenti alla formazione del nostro Sistema solare”.

I risultati, pubblicati su Science, sono stati ottenuti basandosi sui dati da agosto, quando Rosetta era ancora in fase di avvicinamento alla cometa, fino a dicembre, oltre un mese dopo lo sbarco di Philae.

Una delle sorprese apparse agli occhi degli scienziati è legata alla cosiddetta albedo della cometa, ossia la quantità di luce solare che la superficie del nucleo. Essa è pari al 6%. Per dare un'idea, facendo un confronto con la luna, essa ha un albedo circa doppio. Questo ha permesso agli astrofisici di affermare che 67/P è uno degli oggetti più scuri del nostro Sistema solare.

Perché è così scura? Probabilmente per via dei minerali opachi alla radiazione (come ad esempio solfuri ferrosi) presenti su di essa, ma anche dei composti a base di carbonio.

Inoltre, sulla superficie del nucleo la presenza di ghiaccio d'acqua potrebbe essere limitata o assente.

Questo ovviamente non significa che la cometa non sia ricca d’acqua, ma soltanto che i primi strati (all’incirca di un millimetro o poco più di spessore) non contengono ghiaccio” ha detto Fabrizio Capaccioni, primo autore dell'articolo. “Ciò è legato alla storia evolutiva recente della cometa. I ripetuti passaggi nelle vicinanze del Sole determinano la sublimazione del ghiaccio dalla superficie”.

Un'altra importante scoperta riguarda la presenza di composti organici macromolecolari, osservati per la prima volta direttamente sulla superficie di un nucleo cometario. Probabilmente questi composti erano presenti in abbondanti quantità nel materiale che è stato assemblato a formare il nucleo cometario. “La loro regione di formazione doveva trovarsi quindi a grandi distanze dal Sole nelle prime fasi di formazione del Sistema solare. Ciò fa quindi supporre che ci troviamo effettivamente in presenza di una cometa che contiene al suo interno tracce dei composti primordiali o addirittura precedenti alla formazione del nostro Sistema solare” prosegue.

Francesca Mancuso

Foto: Esa

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