Sonda Rosetta: ghiaccio e vita sulla cometa?

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La sonda Rosetta non solo è atterrata, ma ha già mandato i primi risultati dell’esplorazione, che parlano di possibili molecole organiche nell’atmosfera della cometa, ma anche  di una superficie molto diversa da quello che ci si aspettava, comparabile al ghiaccio e coperta da uno strato di 10-20 centimetri di polveri. Sono dunque veramente le comete ad aver portato la vita sulla Terra?

I dati ci arrivano dal lander Philae, e in particolare dai sensori di Mupus e da Cosac. Il primo, dotato di un braccio meccanico vibrante con una sonda alla sua estremità martellata all’interno della superficie, è riuscito a perforarla, però solo di pochi millimetri nonostante la massima potenza attivata.

Questo risultato, confrontato con le mappature termiche rilevate dai sensori dello strumento situati nel corpo del lander (temperatura di -153 gradi, scesa di 10 gradi in circa mezz’ora dopo l’attivazione), ha indotto gli scienziati a ritenere come la superficie sia estremamente dura, comparabile al ghiaccio e coperta da uno strato di 10-20 centimetri di polveri.

Cosac invece ha mandato sulla Terra analisi preliminari che mostrerebbero come l’atmosfera della cometa 67P- Churyumov- Gerasimenko contenga molecole organiche, anche se il tutto è ancora da confermare. L’esperimento avrebbe anche dovuto rivelare la presenza di molecole organiche anche nel suolo, analizzando campioni prelevati con il trapano Sd2, progettato in Italia, ma non è chiaro se questo sia riuscito effettivamente a estrarre un campione cometario.

Rosetta molecole

Nei prossimi giorni avremo sicuramente altre conferme o smentite. Se questo dato fosse dichiarato definitivo, le teorie secondo cui le comete potrebbero aver portato la vita sulla Terra diventerebbero molto più concrete.

Il lander Philae è andato in letargo programmato nelle prime ore del 15 novembre. Nel futuro Mupus potrebbe essere usato nuovamente, a patto che abbia l’energia sufficiente. Nel corso del prossimo anno, infatti, il lander seguirà la cometa mentre si avvicina al Sole, e monitorerà come cambia la sua superficie e come si evolve l’ambiente circostante.

Roberta De Carolis

Foto: Esa  

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