Osservata super-supernova 'assassina': è la più luminosa mai osservata

supernova super

Una supernova da record, la più brillante mai osservata fino ad ora. Un vero e proprio mostro cosmico chiamato ASASSN-15lh. Al suo picco ha raggiunto una luminosità pari a 570 miliardi di volte quella del Sole.

A scoprirla è stato un team di astronomi della All Sky Automated Survey for SuperNovae (ASAS-SN), guidato da Subo Dong, del Kavli Institute for Astrophysics di Pechino in Cina e a cui ha partecipato Filomena Bufano, dell'INAF-Osservatorio Astrofisico di Catania. La supernova è stata individuata grazie a una rete di telescopi robotici di 14 cm di diametro sparsi in tutto il mondo.

Cos'è una supernova? Si tratta di una stella giunta alle ultime fasi della sua vita. Ormai prossima alla morta, la stella esplode causando una emissione di radiazione che può superare anche quella di un'intera galassia. Un vero e proprio spettacolo, considerato uno degli eventi più brillanti dell'Universo.

Nel caso di ASASSN-15lh lo spettacolo è ancora più strabilinate. Si tratta infatti di un nuovo evento di supernova superluminosa, caratterizzata dal fatto di essere da 100 a 1000 volte più brillante delle più comuni supernovae.

SN

“ stato grazie però agli spettri raccolti con il telescopio Du Pont in Cile e soprattutto il Southern African Large Telescope e il Magellan Clay che siamo riusciti a calcolare la distanza dell'esplosione e quindi a risalire alla immane luminosità rilasciata nell'evento, paragonabile ad alcune decine di volte quella di tutte le stelle che compongono la nostra Galassia!” ha detto Filomena Bufano, coautrice del lavoro sulla scoperta, pubblicato su Science.

Come mai questa grande luminosità? Secondo gli scienziati potrebbe essere dovuta a una magnetar, una stella a neutroni caratterizzata da un campo magnetico molto potente e con un'elevata velocità di rotazione, in grado di produrre una maggiore quantità di energia rispetto alle comuni supernovae.

“L'importanza di questa classe di supernovae estreme sta nella possibilità di osservarle anche a grandissime distanze, grazie alla loro estrema luminosità” continua Bufano. ”La comprensione dell'origine fisica di questo tipo di oggetti è fondamentale dunque non solo perché potremo utilizzarli come indicatori di distanza ma anche perché attraverso essi saremo così testimoni dell'evoluzione delle stelle formatesi nelle prime fasi dell'Universo, grazie anche alle grandi potenzialità dei futuri telescopi come lo European Extremely Large Telescope (E-ELT) e il James Webb Space Telescope”.

Francesca Mancuso

Foto: Inaf

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