Le citta' cambiano come le galassie

terra notte

Non siamo poi così diversi dal mondo delle stelle. Anche se spesso dimentichiamo di essere uno dei tanti puntini del cielo, sono molte le caratteristiche a volte inconsapevoli che ci riportano alle nostre origini. Come le nostre città. Il modo in cui crescono infatti si richiama alle galassie nello spazio.

Non è una leggenda metropolitana ma il frutto di complicati studi e altrettanto complessi calcoli degli astrofici dell'Harvard-Smithsonian Centre for Astrophysics, secondo i quali le città in cui viviamo sulla Terra crescono allo stesso modo delle galassie.

Si tratta dell'ultimo esempio della legge di Zipf, che descrive la frequenza di un evento facente parte di un insieme, in funzione della posizione (detta rango) nell'ordinamento decrescente rispetto alla frequenza stessa dell'evento.

In questo caso, se le città sono elencate in base alle dimensioni, il rango di una città è inversamente proporzionale al numero di persone che vi abitano. Ad esempio, se la città più grande degli Stati Uniti ha una popolazione di 8 milioni di persone, la secondo avrà una popolazione di 8 milioni diviso 2, la terza avrà una popolazione di 8 milioni diviso 3, ecc.

Questa semplice relazione è nota come legge di scala e si adatta bene alle città. La cosa curiosa di queste leggi è che anche se sono ampiamente accettate, nessuno sa perché sono vere. La novità è che Henry Lin e Abraham Loeb dell'Harvard-Smithsonian Centre for Astrophysics di Cambridge hanno scoperto un unico principio unificante che spiega l'origine di queste leggi.

Ed ecco il punto: il loro approccio è matematicamente equivalente al modo in cui i cosmologi descrivono la crescita delle galassie nello spazio. In altre parole, la densità della popolazione nelle città muta allo stesso modo in cui le galassie sono nate dalla variazione della densità di materia nell'universo primordiale.

In primo luogo, i ragazzi hanno considerano la densità di materia dell'universo primordiale. Poi, hanno esaminato la struttura matematica di eventuali variazioni di questa densità. E infine hanno usato lo stesso sistema per capire come questa densità sia cambiata o possa cambiare nel corso del tempo se la materia viene aggiunta o tolta.

Dopo aver creato il modello del modo in cui la densità della popolazione varia, Lin e Loeb lo hanno testato con i dati a disposizione del pubblico. “I risultati sono in buon accordo con la previsione teorica in una vasta gamma di scale spaziali, da pochi a 103 km”, dicono.

Francesca Mancuso

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