Stephen Hawking: secondo il fisico i buchi neri si rimpiccioliscono e spariscono

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Stephen Hawking compie 72 anni e le sue teorie sui buchi neri e le origini dell’Universo sono sempre più attuali. I buchi neri possono diventare più piccoli e addirittura “evaporare” a causa di una radiazione ribattezzata poi come ‘radiazione di Hawking’, e l’Universo non ha avuto alcun inizio perché il tempo prima del Big Bang non esisteva.

Lo scorso settembre il fisico ha ripresentato le sue teorie nel corso di una conferenza tenutasi durante la seconda edizione di Starmus, un festival della scienza di sei giorni, che ha visto la partecipazione di eminenti scienziati, tra cui il premio Nobel per la fisica John Mather, il biologo Richard Dawkins e il chitarrista dei Queen Brian May, esperto di astronomia tridimensionale.

Nonostante la sua malattia, una paralisi progressiva simile alla Sclerosi Laterale Amiotrofica (ma diversa perché sembra durare molto di più della Sla classica, il cui termine, con prognosi infausta, è stato posto a 10 anni), Hawking non perde la voglia di studiare, né di presentare al pubblico i suoi lavori.

“Ha aperto la strada ad aree completamente nuove nel campo della fisicaha commentato Kip Thorne, fisico del California Institute of Technology e uno dei maggiori esperti mondiali di relatività generale - Ci sono stati diversi momenti chiave nel corso della sua carriera in cui faceva enormi passi avanti mentre tutti gli altri lottavano per cercare a fatica di capire”.

Passi avanti nel futuro compiuti tuttora. Le sue teorie sui buchi neri e sull’origine del cosmo sono ancora oggi oggetto di dibattito, ma le loro possibili implicazioni sono enormi. I buchi neri non sono statici né nel tempo né nello spazio, e l’Universo non ha avuto alcun inizio. Le sue teorie hanno un’incredibile ripercussione sul concetto di tempo, e mirano a conciliare la meccanica quantistica con la relatività generale.

Se infatti i buchi neri possono “evaporare” per via di una radiazione da loro stessi emessa, questo significa che non sono mai del tutto neri, e che quindi materia ed energia non possono solo entrare nel buco nero, ma anche uscire. Teoria rivoluzionaria che tuttora suscita dibattiti e lascia intravedere un futuro diverso per cosmologia e astronomia.

Il tutto, tra l’altro, lascia ancora aperta una questione che il grande fisico britannico promette di dirimere: se il buco nero sparisce, infatti, con esso si perdono delle informazioni, mentre la fisica universalmente accettata sostiene che questo non è possibile. Hawking, infatti, crede fermamente che lo spazio-tempo sia deformato e che questa sarà la chiave per risolvere il paradosso.

Così, il fatto che prima del Big Bang il tempo non esistesse, ma soprattutto che l’Universo non abbia un solo passato, concilierebbe le teorie della meccanica quantistica (a livello subatomico) con quelle della cosmologia, ovvero l’infinitamente piccolo con l’infinitamente grande. Hawking sostiene infatti il collega del passato Feynman secondo cui ogni sistema è frutto della somma delle sue possibili storie.

Così l’Universo sarebbe la somma di tutti i suoi atomi e dei loro percorsi. D’altronde siamo tutti polvere di stelle.

Roberta De Carolis

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