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L'universo in un computer

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Comprendere l'universo al computer. Si può. E a spiegarne le dinamiche sono Brad Gibson, docente di Astrofisica teoretica presso la University of Central Lancashire, nel Regno Unito, e Kevin Westfold della Monash University di Melbourne. Una spiegazione, quella dei due studiosi, che prende in esame gli sviluppi tecnologici degli ultimi anni nel settore informatico. Tutti orientati all'osservazione delle caratteristiche e delle strutture delle galassie.

Proprio queste ultime, infatti, sono considerate le strutture più complesse dell'universo e, sin dai primi studi concentrati sulle formazioni rilevate a tal riguardo, gli astronomi hanno cercato di capire la loro formazione ed evoluzione.

Nel corso di una lezione universitaria tenutasi presso il Monash Centre for Astrophysics di Melbourne, il professor Gibson ha sottolineato come l'evoluzione dei computer sia stata determinante per la comprensione dei dati forniti dalle strumentazioni. E, soprattutto, quanto determinanti siano stati nel capirne l'evoluzione. "Un enorme avanzamento tecnologico, che comprende quello della Missione Gaia, dell'International Square Kilometer Array e del James Webb Space Telescope, ci permette di osservare il cuore dell'universo per vedere le galassie e la loro struttura, compresi i sistemi ancestrali come la nostra Via Lattea", spiega Gibson.

Ed il lavoro del professore, che può ben essere definito come archeologia galattica, è oggi usato per comprendere la formazione, l'evoluzione e sviluppo nella fattispecie della nostra galassia. "Le proprietà delle galassie sono varie". Una su tutte la componente fisica impiegata dai potenti computer per risolvere i misteri astronomici.

Inoltre, alla University of British Columbia, ancora il professor Gibson ha ideato e costruito il primo Liquid Mirror Telescope Observatory ed è stato lo sviluppatore di un software, GEtool, oggi utilizzato per tracciare la distribuzione e trasformazione di dozzine di elementi chimici dispersi nell'universo. Come obiettivo, ancora la Via Lattea.

Federica Vitale

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