Kepler: scoperti 11 nuovi sistemi solari dalla sonda Nasa

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Il telescopio spaziale Kepler ha scoperto nella Via Lattea 11 nuovi sistemi planetari che ospitano complessivamente 26 pianeti. Giunge così a sessanta il numero di esopianeti rilevati dal 2009 fino ad oggi dalla sonda della Nasa.

Secondo quanto scrive la stessa Agenzia spaziale statunitense sul suo sito web i corpi orbitano molto vicini alle stelle che li ospitano, più vicini della distanza che separa Venere dal Sole, ma nessuno dei nuovi sistemi somiglia a quello terrestre ad eccezione di Kepler-33, che ha un diametro tuttavia maggiore.

Dei mondi alieni svelati dalla sonda, una quindicina hanno dimensioni comprese fra la Terra e Nettuno, altri hanno un raggio più grande di Giove. Alcuni hanno orbite velocissime, impiegano sei giorni per completare una rotazione intorno alla stella, altri impiegano 143 giorni.

Proprio Kepler-33, nel particolare, è la stella che ospita il maggior numero di pianeti tra gli 11 sistemi scoperti. Più vecchia e massiccia del nostro Sole, accoglie cinque corpi, di dimensioni variabili tra l'1,5 e le 5 volte la grandezza della Terra.

''Prima della missione Kepler, conoscevamo circa 500 pianeti extrasolari'', ha dichiarato Doug Hudgins, del programma scientifico Kepler. ''Ora - ha aggiunto - in soli due anni fissando un angolo di cielo, non molto piu' grande di un pugno, Kepler ha scoperto oltre 60 pianeti e piu' di 2.300 candidati pianeti. Questo ci dice che la nostra galassia è ricca di pianeti di tutte le dimensioni e orbite''.

La sonda Kepler, equipaggiata con un potente telescopio da 1,03 tonnellate, uno specchio principale di 1,4 metri di diametro e un'apertura di 95 cm, è stata lanciata nel marzo del 2009 ed ha il compito di cercare pianeti simili alla Terra fuori dal sistema solare che orbitano attorno a stelle più o meno lontane nella nostra galassia, la Via Lattea.

Per individuare i cosiddetti “candidati” a pianeta extrasolare tiene costantemente sotto controllo le variazioni di luminosità di oltre 150mila stelle, attraverso l'asuilio di una tecnica detta TTV (transit timing variations). Ogni volta che un pianeta, intromettendosi fra la stella osservata e il telescopio spaziale, introduce una lieve diminuzione di luminosità - il cosiddetto transito - Kepler ne tiene scrupolosamente traccia.

Le nuove scoperte sono state pubblicate sulla prestigiosa rivista Astrophysical Journal e sul Monthly Notices della Royal Astronomical Society.

AR

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