Nextme

Collisioni cosmiche: nuovi modelli per la vita nell'universo

collisioni_cosmiche

Le collisioni cosmiche sono all'origine della formazione del sistema solare e continuano ad essere uno dei più importanti processi all'interno di tutto il complesso che ci ospita. L'originario sistema solare, infatti, era un posto dove non regnava certamente l'ordine. Asteroidi, lune e pianeti incrociavano spesso le proprie rotte e, di frequente, si scontravano. Questi impatti hanno prodotto cicatrici, voragini e crateri negli oggetti interessanti e, ancor oggi, su numerosi di questi corpi celesti è possibile rilevarne i segni.

Cicatrici e materiali scaturiti da tali scontri contraddistinguono gli oggetti transitanti nel cosmo e, spesso, ce ne raccontano la storia. Inoltre, ci informano non solo della formazione del sistema solare, ma anche di come i pianeti e le proprie lune si sono evoluti nel corso del tempo. Anche la Terra incontra frequentemente pezzi di ghiaccio o di roccia vaganti nell'universo. Impatti con oggetti di considerevoli dimensioni, potrebbero portare a conseguenze disastrose per le città ed i loro abitanti, sebbene essi siano fenomeni allo stesso tempo estremamente rari.

In passato, collisioni con grossi meteoriti ebbero effetti disastrosi. Per esempio, si ritiene che il sistema Terra-Luna probabilmente si sia formato dall'impatto tra la Terra appena formata con un altro pianeta delle stesse dimensioni. Anche alla superficie di Marte sembra siano state riservate le stesse sorti. Forse alcune zone del pianeta rosso sono state rimodellate in seguito ad impatti di questo tipo e, secondo quanto alcuni alludono, questo tipo di fenomeni potrebbero aver portato l'acqua sulla Luna e su Mercurio, con il suo bagaglio di elementi necessari a produrre la Vita.

Gli scienziati della Nasa hanno organizzato una serie di impatti artificiali al fine di valutare questo processo sulla Luna, durante la missione LCROSS, e sulla cometa Tempel 1, durante la missione Deep Impact.

Anche l'Europa si è concentrata sul fenomeno grazie ad uno studio congiunto tra Germania e Regno Unito. Il Dr. Ingo Thies, dell'Università di Bonn, ha ideato delle simulazioni software con il risultato che, aggiungendo della materia, si arriva non solo ad inclinare un disco in formazione, rispetto al piano equatoriale della stella, ma può portare alla rotazione retrograda dei pianeti. Questo scenario così inospitale porta a pensare che i pianeti più piccoli finiscono sistematicamente per essere espulsi, lasciando soltanto i pianeti giovani intorno alla propria stella.

"Come la maggior parte delle stelle, anche il nostro Sole si è formato in un ammasso stellare, quindi probabilmente ha incontrato altre nubi di gas e polvere poco dopo la sua formazione. Fortunatamente per noi, questa è stata una collisione gentile, quindi gli effetti sul disco che eventualmente ha portato alla nascita dei pianeti che conosciamo, era relativamente tranquillo. Se le cose fossero andate diversamente, si sarebbe formato un sistema planetario instabile intorno al Sole e la Terra sarebbe potuta finire espulsa dal Sistema Solare, e noi non saremmo qui per parlarne", ha spiegato Dr. Thies.

Il Professor Kroupa, team leader dello studio, ha aggiunto che considera questo modello come un grande passo avanti. "Potremmo essere sul bordo della soluzione di un mistero che ci segue da anni: come mai alcuni sistemi planetari hanno orbite così inclinate e mancano di zone abitabili. Il modello ci aiuta a spiegare anche come mai il nostro Sistema Solare è fatto così com'è, con la Terra in un'orbita stabile ed i pianeti gassosi all'esterno. Il nostro lavoro potrebbe aiutare molto gli scienziati a rifinire la loro ricerca di vita extraterrestre nell'Universo."

Federica Vitale

NextMe.it è un supplemento di greenMe.it Testata Giornalistica reg. Trib. Roma, n° 77/2009 del 26/02/2009 - p.iva 09152791001 - © Copyright 2009-2012

Top Desktop version