Scoperti due nuovi pianeti dai vecchi dati di Hubble

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«La verità è come la poesia, arriva in punta di piedi da dove meno l’aspetti». Così Nero Wolfe, infallibile investigatore creato dalla penna di Rex Stout, apostrofa il suo aiutante Archie Goodwin, troppo frettoloso nell'indagine in corso.

Anche per gli astronomi dello Space Telescope Science Institute di Baltimora, guidati da Remi Soummer, la verità, in questo caso una verità scientifica, si è mossa con discrezione, in punta di piedi. Con pazienza infatti, i ricercatori non si sono dedicati a nuove osservazioni ma piuttosto alla rielaborazione di dati già esistenti (datati 1998 e rilevati dal telescopio spaziale Hubble) alla luce delle nuove tecniche di analisi disponibili.

Grazie a tale rielaborazione è stato possibile scoprire due pianeti sfuggiti alle prime analisi perché troppo vicini alla luce della stella HR8799, al centro delle osservazioni. La luminosità in quella porzione dell’immagine risultava eccessiva (rispetto agli strumenti allora in possesso dei ricercatori) per poter individuare eventuali corpi celesti.

Inizialmente i dati avevano infatti soltanto condotto a concludere che esistesse un pianeta con un tempo di orbita di circa 400 anni, sufficientemente distante dalla stella per poter essere distinto. A seguito della rielaborazione, si è potuto concludere come esistano anche due pianeti con orbita più interna e dunque più breve, rispettivamente di 100 e 200 anni.

Il risultato è di grande importanza in ambito astronomico e verrà quindi pubblicato in una rivista prestigiosa come l’Astrophysical Journal.

Damiano Verda

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