Aspirina: un rimedio per combattere la rabbia

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La rabbia curata da una comune aspirina. Questo sentimento, è noto, è uno stato collegato ad un temperamento incontrollabile. La prospettiva, dunque, è quella di trattare la rabbia con i farmaci comuni, come l'aspirina appunto.

Gli stimolatori di questa infiammazione sistemica, causata da una risposta immunitaria amplificata, sono associati ad una condizione psichiatrica chiamata "disturbo esplosivo intermittente", o IED (Intermittent Explosive Disorder), come spiegano gli scienziati sulla rivista scientifica JAMA. In parole semplici, lo IED può essere tradotto come una “bomba con una miccia corta”.

Chi tende a provare sentimenti di rabbia repentini e frequenti è una persona impulsiva, ostile ed incline a ricorrenti scoppi di collera. Alcuni ricercatori, negli Stati Uniti, hanno anche scoperto che le persone alle quali è stata diagnosticata lo IED possiedono marcatori elevati di infiammazione nel sangue rispetto a quelli con temperamenti medi e più mansueti.

I livelli di una proteina, la C-reattiva (CRP), sono in media due volte superiori nei soggetti per così dire "esplosivi". La CRP, insieme ad un altro marcatore, la molecola di segnalazione interleuchina-6 (IL-6), sono particolarmente presenti negli individui con i peggiori atti di comportamento aggressivo. "Questi due marcatori possiedono una coerente correlazione con l'aggressività e l'impulsività ma non con altri problemi psichiatrici", ha spiegato il professor Emil Coccaro, scienziato presso l'Università di Chicago. "Non sappiamo ancora se l'infiammazione attivi l'aggressività o se i sentimenti irruenti scatenino l'infiammazione, ma è una potente indicazione che i due siano biologicamente collegati e costituiscano una combinazione dannosa".

La ricerca solleva la possibilità che i farmaci anti-infiammatori come l'aspirina possano aiutare a calmare gli individui collerici. Le esplosioni di IED sono stimolazioni tipicamente sproporzionate di rabbia in risposta alle provocazioni che normalmente non scatenano una reazione così estrema. Il problema può essere liquidato come semplice "cattivo comportamento", ma va oltre, sottolinea il professor Coccaro. "Ha forti basi genetiche e biomediche. Si tratta di una grave condizione di salute mentale che può e deve essere trattata”.

Ad esserne influenzata, non solo la vita dei malati specifici, ma anche quelli dei loro familiari, amici e colleghi. Lo IED, inoltre, aumenta il rischio di altre forme di malattie mentali, compresa la depressione, l'ansia e l'abuso di alcool o di droghe. Le persone colleriche hanno anche maggiori probabilità di sviluppare una serie di problemi di salute fisica, tra cui le malattie cardiache, l'ipertensione, ictus, diabete, artrite, ulcere e mal di testa.

Uno studio condotto dal professor Coccaro nel 2006 ha rilevato che il disturbo colpisce fino al 5 per cento degli adulti. In genere, i primi episodi di IED si verificano durante l'adolescenza, a circa 13 anni per i maschi e 19 per le ragazze.

I due biomarcatori studiati sono stati precedentemente legati al comportamento impulsivo e aggressivo negli esseri umani, gatti e topi. Si è così constatato come la CRP sia prodotta dal fegato in risposta ad un'infezione o ad alcune lesioni e aiuta il sistema immunitario a colpire le cellule morte o danneggiate. La IL-6, secreta dalle cellule bianche del sangue, svolge un ruolo fondamentale nello stimolare risposte immunitarie e aumenta la produzione di CRP.

Gli scienziati hanno misurato la CRP e la IL-6 nel sangue di 197 volontari sani fisicamente. Del gruppo, 69 erano stati diagnosticati come “affetti” da IED e 61 con disturbi psichiatrici non aggressivi, mentre 67 non presentavano problemi mentali. Ciascuno dei due marcatori, dunque, è indipendentemente correlato all'aggressività, suggerendo associazioni separate.

I trattamenti attualmente disponibili per lo IED si fermano al solo controllo della rabbia nella metà dei pazienti trattati, hanno affermato i ricercatori. Ma i nuovi risultati hanno indicato la possibilità che i farmaci anti-infiammatori, forse persino l'aspirina, possano realmente costituire la differenza. "I farmaci che riducono l'infiammazione possono anche ridurre l'aggressività", conclude il professor Coccaro.

Federica Vitale

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