Contro la cocaina un laser nel cervello

Cocaina laser

Sparare al cervello con un laser potrebbe distruggere, o sensibilmente ridurre, la dipendenza da cocaina. Lo studio, condotto sui ratti, è opera di un gruppo di ricerca dell'Intramural Research Program of the National Institute on Drug Abuse (Nida) parte dell'National Institute of Health, dell'Università della California (Usa). Alla ricerca ha partecipato anche un nostro cervello in fuga, Antonello Bonci.

Sono in corso anche alcuni studi sull'immunità dalla dipendenza, come quello recentemente condotto dal Weill Cornell Medical College, dove si lavora sulla preparazione di un vero e proprio vaccino contro questa sostanza, per aiutare il nostro sistema immunitario a riconoscere la molecola come corpo estraneo, al pari di un batterio o un virus. La ricerca del Nida si pone invece come una vera e propria terapia per combattere quella che ormai è diventata una patologia da sconfiggere.

"Questo studio apre una nuova ed eccitante via nella ricerca per il trattamento della cocaina ed eventualmente di altre dipendenze - ha commentato a questo proposito il direttore del Nida Nora D. Volkow - Sapevamo già, soprattutto grazie a studi di imaging sul cervello umano, che i deficit nella corteccia prefrontale sono coinvolti nella tossicodipendenza. Ora che sappiamo come tali deficit giochino un ruolo decisamente cruciale, siamo più sicuri che colpire quella zona sia la vera promessa terapeutica per questi problemi".

Lo studio è stato condotto su ratti resi dipendenti da cocaina e ha dimostrato che, stimolando la loro corteccia prefrontale con questa particolare luce laser, si poteva spegnere la dipendenza dalla sostanza. E l'aspetto più interessante di questo risultato, fanno notare i ricercatori, è che la sperimentazione potrebbe partire molto presto anche sull'uomo. Infatti è già stata testata una tecnica simile, non via laser, ma attraverso una stimolazione magnetica transcranica, su altre patologie come la depressione o per smettere di fumare, e quindi si potrebbe tentare al più presto questa nuova possibilità di applicazione.

Tuttavia, attualmente negli Usa sede dello studio, non esistono farmaci approvati mirati a questo scopo. La ricerca del Nida acquisisce quindi un'importanza chiave per la lotta a questa piaga.

Il lavoro è stato pubblicato su Nature.

Roberta De Carolis

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