Aspirina: in aiuto contro l'epatite

aspirina

Il 10% della popolazione mondiale, circa 600 milioni di individui, è affetta da Epatite cronica di tipo B e C. Ogni anno muoiono un milione di persone affette da cancro epatocellulare. In Italia, e in Europa, la Campania detiene il drammatico record per casi di Epatite C e per casi di decessi legati alle malattie epatiche: 7 persone al giorno tra cirrosi e tumore.

L’Epatite B e C si trasmette principalmente per scambio ematico con sangue infetto, ha un periodo di incubazione che va da 2 a 4 mesi ma i sintomi dell’infezione acuta sono quasi sempre assenti, tranne nelle forme più gravi nelle quali si riscontrano nausea, inappetenza e ittero. Se l’infezione si protrae per più di 6 mesi può insorgere il cancro al fegato. Ecco cosa succede quando il virus entra nel nostro organismo e come viene spiegata la formazione di neoplasie: quando il virus entra nell’organismo vengono attivati i linfociti T citotossici con lo scopo di annientare l’intruso. Quando non riescono a debellarlo i linfociti vengono mantenuti “sul luogo dell’infezione” dalle piastrine e il loro accumulo nel tempo provoca danni alle cellule del fegato favorendo lo sviluppo del tumore.

È qui che entra in gioco la scoperta fatta al San Raffaele (in collaborazione con lo Scripps research institute di La Jolla, California): somministrando due farmaci che combattono l’attività piastrinica (Aspirina e Clopidogrel) si riesce a limitare l’accumulo di linfociti T nel fegato e conseguentemente ridurre l’insorgenza del cancro.

Gli studi sono stati effettuati su topi affetti da epatite cronica di tipo B i quali sottoposti a basse dosi ai due farmaci sono vissuti più a lungo senza “effetti collaterali” come le emorragie. “Prevenire l’insorgenza del carcinoma epatocellulare mediante l’uso di anti-piastrinici è un concetto innovativo che identifica le piastrine al centro di una malattia molto complessa” spiega Luca Guidotti, responsabile dell’Unità di Immunopatologia del San Raffaele.

Il fatto poi che l’aspirina e il clopidogrel siano farmaci generici già approvati per il trattamento di disordini trombotici nell’uomo – continua -dovrebbe accelerare studi clinici in pazienti cronicamente infetti da HBV o HCV”. Il prossimo passo, quindi, è la sperimentazione sugli uomini. “Tali studi potrebbero inizialmente coinvolgere pazienti in cui la malattia epatica non è particolarmente avanzata” dichiara Giovanni Sitia, membro dell’Unità di Immunopatologia e primo autore dello studio “poiché spesso il rischio di sanguinamento in questi pazienti è inferiore al rischio di trombosi”.

Giovanni Battista Gaeta, ordinario di Clinica Malattie Infettive presso la Seconda Università di Napoli ci ricorda che “purtroppo esistono ancora molti falsi miti riguardo la trasmissione del virus, che avviene esclusivamente attraverso il contatto con sangue infetto. Purtroppo molte persone non sanno di avere l’epatite C perché la malattia non provoca sintomi evidenti per molti anni e può essere scoperta solo praticando esami specifici. Uno dei primi campanelli d’allarme da tenere sotto controllo è il livello nelle transaminasi nel sangue: se questo livello è alterato si procede a un’analisi più approfondita per rilevare la presenza del virus. In alcuni casi, tuttavia, i pazienti manifestano transaminasi nella norma e sfuggono ai controlli di screening; in questi casi rilevare l’infezione da virus HCV in uno stadio precoce è ancora più difficile e spesso la diagnosi avviene in maniera del tutto occasionale”.

Andrea Pallini

Pin It

Cerca