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50 volte la prima volta: la Cina ha detto stop all'imene artificiale

imene artificiale

Sono causa di pericolose infezioni quelle membrane gelatinose che si possono applicare all’interno della vagina per simulare l’imene. Lo ha stabilito una commissione scientifica cinese, spingendo la Food and Drug Administration di Shanghai a vietarne la vendita. L’autorità ha il sommo potere di decidere se autorizzare o meno la messa in commercio nel paese di qualunque cosa interagisca con la salute umana (farmaci, cibi), e quindi ogni vendita del prodotto sarà considerata illegale e suscettibile di sanzioni.

La Cina è ormai una vera super potenza economica, tanto che nel 2010 il suo Prodotto Interno Lordo (Pil) ha superato persino quello del suo vicino ipertecnologico Giappone, attestandosi al secondo posto in classifica alle spalle degli Stati Uniti. Tuttavia da molto tempo il Pil non è più considerato l’oracolo massimo dell’economia, in quanto non tiene conto di diversi fattori che incidono sulla qualità della vita, primo tra tutti il livello di apertura mentale.

La Cina sotto questo punto di vista è abbastanza esemplificativa di questo dato: ad un alto valore di Pil si affianca ancora una mentalità molto arretrata, nella quale, tra le altre cose, i rapporti sessuali prematrimoniali sono ancora considerati un taboo, tanto da spingere le ragazze ad usufruire di imeni artificiali per simulare una verginità già persa per salvare il loro matrimonio.

Il marchingegno che ha avuto così tanto successo nel paese è costituito da una membrana gelatinosa applicabile all’interno della vagina che rilascia un liquido rosso simile al sangue durante i rapporti sessuali. Una vera e propria messa in scena di perdita della verginità dunque, che tranquillizzava i neo mariti sulla purezza delle loro spose.

Non riesco a credere come così tante donne comprino il prodotto per soddisfare i loro fidanzati e mariti –commenta Fang Ping, blogger di Weibo.com, dove è esploso un acceso dibattito sulla vicenda- Questo significa che diversi uomini cinesi ancora non rinunciano al problema della verginità”.

D’altronde il prodotto era pubblicizzato come sicuro, come recitano le parole di uno dei venditori di Taobao.com, la rete telematica distributrice del prodotto: “I chip sono fatti di collagene e di colorante rosso naturale, che non danneggia il tuo corpo ma simula bene il sangue al buio”.

Ma adesso la Cina ha detto basta, vista la relazione della commissione scientifica che smentisce la sicurezza del prodotto, gettando nello sconforto molte giovani fanciulle in età da marito, che si sono ora scatenate in violenti dibattiti e ribellioni. Troveranno un metodo diverso per ovviare al problema oppure saranno motori di una rivoluzione culturale? Ai posteri l’ardua sentenza.

Roberta De Carolis

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