Sonno continuo? È colpa dei geni

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Si chiama Abcc9 e ci fa dormire molto, anche di più del fabbisogno medio stimato intorno alle 8 ore: è un gene che può essere presente in differenti varianti, che discriminano quindi tra dormiglioni e coloro che non lo sono. I possessori hanno bisogno in media di almeno mezzora in più di riposo. Lo afferma un gruppo di ricerca combinato dell’Università di Edimburgo (Uk) e dell’Università Ludwig Maximilians di Monaco (Germania).

Il lavoro è stato condotto con il meccanismo tipico degli studi epidemiologici, che mirano a trovare correlazione tra comportamenti o abitudini e dati clinici. Per questo è stato selezionato un campione di oltre diecimila persone, appartenenti a molti paesi europei, compresa l’Italia. Per giungere a questi risultati, gli scienziati hanno dapprima prelevato un campione di sangue a ciascun partecipante, per ottenere una mappa del Dna, e successivamente hanno chiesto loro quante ore dormissero mediamente in un giorno festivo, cioè quando non obbligati a svegliarsi per lavoro o per altro.

I ricercatori hanno dimostrato quindi che le persone che tendevano a dormire di più presentavano una particolare variante del gene Abcc9, in media un europeo su 5. La scoperta è stata poi verificata nei moscerini della frutta, dove è stato osservato che gli esemplari portatori di questa variante dormivano in media circa tre ore in più rispetto agli altri.

Ulteriore verifica è stata effettuata sui non dormiglioni: i ricercatori hanno infatti visto che chi possiede in doppia copia un’altra particolare variante del gene Abcc9 ha bisogno di meno ore di sonno, tanto da esserne per loro sufficienti appena 4 a notte. Tra l’altro illustri personaggi della storia, da Napoleone, a Winston Churchill, a Margaret Thatcher, si ricordano tra gli amanti del sonno breve. Al contrario sembra invece che Albert Einstein avesse bisogno di ben 11 ore di sonno, e che quindi fosse molto probabilmente portatore del gene nella variante di Morfeo.

I “ghiri” hanno dunque l’attenuante genetica per non volersi mai alzare dal letto. D’altronde altre recenti scoperte a riguardo hanno dimostrato come un sonno frammentato o comunque inferiore al fabbisogno medio danneggi la memoria e mandi offline i neuroni, facendoci compiere errori durante il giorno. Abcc9 o meno dobbiamo quindi comunque adeguarci alle nostre esigenze.

Ma c’è di più: il gene in questione infatti codifica per la proteina Sur 2, parte integrante del meccanismo di pompa del potassio delle cellule (ovvero quel processo biochimico con il quale il potassio, elemento di primaria importanza, viene portato all’interno della membrana cellulare, consentendogli il superamento della barriera che impedisce l’ingresso di sostanze inutili o dannose).

A questo proposito Karla V. Allebrandt, primo autore del lavoro, sottolinea l’importanza del fatto che studi funzionali effettuati su tale proteina abbiano dimostrato il suo ruolo chiave nella patogenesi di disturbi cardiaci e del diabete. “Pertanto, apparentemente, la relazione tra la durata del sonno e i sintomi di malattie del metabolismo possono essere in parte spiegate con un comune meccanismo molecolare”, conclude la studiosa.

Il lavoro è stato pubblicato su Molecular Psychiatry.

Roberta De Carolis

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