La vita dopo la morte esiste: ecco la prova scientifica

Vita morte

Vita dopo la morte? Il sogno di molti, la speranza di pochi. Ma ora un gruppo di ricerca dell’Università di Southampton sostiene che è realtà. Lo studio, partito nel 2008 e condotto su più di 2 mila pazienti colpiti da arresto cardiaco e provenienti da 15 ospedali del Regno Unito, Stati Uniti e Austria, dimostrerebbe che le esperienze pre-morte non sono solo frutto di stati di allucinazione. Dunque al di là del confine la vita continua?

Aware – questo il nome della ricerca – che sta per AWAreness during REsuscitation (consapevolezza durante la resurrezione) ha esaminato l’ampia gamma di esperienze mentali collegate alla morte. I ricercatori, mediante dei marcatori considerati oggettivi, sono riusciti a determinare se le indicazioni di consapevolezza sono compatibili con eventi reali o con stati di allucinazione.

“Contrariamente alla nostra percezione, la morte non è un momento precisoha spiegato Sam Parnia, autore principale dello studio - ma un processo potenzialmente reversibile che si verifica dopo ogni grave malattia o infortunio che provocano l’arresto di cuore, polmoni e cervello. Tentiamo infatti di invertire questo processo, per questo si parla di ‘arresto cardiaco’; tuttavia, se questi tentativi non riescono, la condizione è chiamata ‘morte’. In questo studio abbiamo voluto […] esplorare oggettivamente cosa succede quando moriamo”.

Il 39 per cento dei pazienti sopravvissuti all’arresto cardiaco e in grado di sottoporsi a interviste strutturate ha descritto una percezione di consapevolezza, ma curiosamente non ha potuto richiamare eventi specifici. Questo, sostengono gli autori, suggerisce che alcune persone possono avere attività mentale in questa fase di pre-morte, almeno inizialmente, ma poi perdere i loro ricordi dopo il recupero, sia a causa di lesioni cerebrali che dei farmaci sedativi loro somministrati.

In un caso particolare, inoltre, gli autori sono riusciti a ”convalidare” i risultati con stimoli uditivi nel corso dell’arresto cardiaco, e questo dimostra che l’esperienza poi raccontata non era frutto di uno stato di allucinazione. La coscienza e la consapevolezza si sono verificati nel corso di un periodo di tre minuti in assenza di battito.

Questo risultato potrebbe sembrare paradossale, poiché il cervello cessa di funzionare normalmente entro 20-30 secondi dall’arresto cardiaco e non riprende di nuovo fino a quando il cuore non è stato riavviato correttamente. Inoltre, i ricordi dettagliati di consapevolezza visiva in questo caso erano coerenti con gli eventi effettivamente verificatisi. Un assaggio di Aldilà?

Il lavoro è stato pubblicato su Resuscitation.

Roberta De Carolis

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