Come sopravvivere all'apocalisse degli Zombie?

Si percorre il folklore haitiano. Fantasie e credenze, fatte proprie dalla letteratura e dalla cinematografia occidentale. Ma se un giorno vi doveste ritrovare nel bel mezzo di una pandemia di zombie, ricordate questa formula: (bN)(S/N)Z = bSZ. Potrebbe segnare il vostro destino.

Si tratta di un'equazione capace di descrivere la capacità di trasmissione di un eventuale virus: l'ha elaborata un curioso e controverso professore dell'Università di Ottawa.

Si fa chiamare Robert J. Smith?, con un punto interrogativo che chiude il suo cognome, e oltre ad affarmare che gli zombie sarebbero dei soggetti ideali per approfondire l'analisi delle teorie epidemiologiche, si dice certo che una futura e probabile apocalisse di morti viventi non risparmierebbe nessuno.

Uno scenario inquietante, quanto irreale. Eppure Smith ha pensato bene di traslare il suo pensiero nell'elaborazione di un modello matematico.

Più precisamente un'equazione: (bN)(S/N)Z = bSZ. Dove N rappresenta la popolazione totale, S il numero di persone suscettibili, Z gli zombie, e B la probabilità che il virus possa essere trasmesso. Il risultato? Addio specie umana. "Non potremmo mai coesistere con gli zombi. Solo degli attacchi coordinati potrebbero permetterci di salvare l'umanità".

Smith, che in passato ha già sviluppato teorie matematiche sulla diffusione del virus Hiv, della malaria e di altre malattie del Nilo occidentale, naviga nella fantasia, ma è pur vero che il suo modello potrebbe giocare un ruolo di primo piano nell'epidemiologia convenzionale.

La maggior parte dei sistemi epidemologici, spiega, comprendono un solo elemento non lineare: la trasmissione della malattia. Mentre il virus zombie ne conterrebbe diversi, tra i quali, il più rilevante, la velocità di contagio dopo il morso.

La zombificazione arriverebbe infatti in pochi minuti, a differenza della gran parte delle infezioni riconosicute oggi dalla scienza internazionale, che contano giorni, mesi o anche anni. E proprio l'alto grado di infettività, conclude Smith, renderebbe una eventuale epidemia "inarrestabile".

Augusto Rubei

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