In futuro sul PC ci identificheremo col pensiero

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Addio password. I pc del futuro sapranno leggerla nei nostri pensieri. Invece di digitare lettere e numeri, in futuro, basterà pensare alla password per autenticarci. I ricercatori della Berkeley School of Information hanno condotto un nuovo studio che ha esplorato la possibilità di autenticazione informatica attraverso le onde cerebrali.

Fin dal 1980, si studia l'utilizzo della biometria per l'autenticazione informatica. I sistemi che richiedono le scansioni delle impronte digitali, quella della retina o il riconoscmento facciale o vocale sono molto più sicuri rispetto alle password così come noi le conosciamo, dal momento che le impronte digitali sono difficili da “dimenticare” e ancora più difficili da rubare. Ma tali sistemi sono anche lenti, intrusivi e oggi ancora costosi. Per questo, l'autenticazione biometrica non ha mai riscosso il meritato successo, rimanendo relegata a pochi settori, quasi fosse più fantascienza che realtà.

Negli ultimi anni, però, i ricercatori hanno proposto l'utilizzo di elettroencefalogrammi (EEG), o misurazioni delle onde cerebrali per l'autenticazione del computer sostituendo le password. Grazie alla ricerca effettuata a Berkeley dal prof. John Chuang, insieme a Hamilton Nguyen, Charles Wang e Benjamin Johnson, non occorre nulla di invasivo, solo delle cuffie, dotate però di un sensore che all'occorrenza fornisce il segnale dal lobo frontale sinistro del cervello.

Come funziona? Il team di ricerca ha utilizzato il Neurosky MindSet, che si collega ad un computer in modalità wireless e che può essere acquistato per circa 100 dollari. "Altro che sensore EEG, l'auricolare è indistinguibile da un auricolare Bluetooth convenzionale per i telefoni cellulari, lettori musicali e altri dispositivi informatici”, secondo i ricercatori.

Per l'autenticazione, il computer deve essere in grado di distinguere con precisione e in modo coerente le onde cerebrali di ciascuno. Selezionando attività personalizzate per ogni utente e quindi personalizzando le soglie di autenticazione, il team è stato in grado di ridurre i tassi di errore al di sotto dell'1%. Ma la precisione non è sufficiente. Se un sistema è doloroso, le persone si rifiutano di usarlo, per quanto accurato possa essere. Tuttavia, la nuova generazione di lettori di onde cerebrali sono molto più user-friendly rispetto a prima, ma il team si è concentrato anche sulla ricerca di attività mentali piacevoli per gli utenti.

Nel corso dello studio, i ricercatori hanno misurato le onde cerebrali dei partecipanti mentre erano intenti a svolgere sette diverse attività mentali. Gli utenti sono stati invitati a fare due tipi di attività: tre dove tutti dovevano eseguire lo stesso compito e quattro in cui avevano un'attività “segreta” da svolgere.

Nelle prove in cui i partecipanti potevano scegliere un segreto personalizzato, è stato chiesto di immaginare di eseguire il movimento ripetitivo di uno sport a loro scelta (ad esempio brandire una mazza da golf o calciare una palla), o di cantare una canzone a piacere, guardare una serie di immagini su uno schermo e silenziosamente contare gli oggetti che corrispondevano ad un colore a loro scelta. Infine dovevano scegliere un pensiero e concentrarsi su di esso per 10 secondi.

Tutti e sette i compiti hanno fornito informazioni sufficienti per autenticare gli utenti. La chiave per il successo di un sistema di autenticazione basato sulle onde cerebrali, quindi, è nel trovare un lavoro mentale che agli utenti non dispiacerebbe ripetere su una base quotidiana.

Abbiamo scoperto che i segnali delle onde cerebrali, anche quelli raccolti mediante sensori EEG non intrusivi a basso costo nelle attività di tutti i giorni, possono essere utilizzati per autenticare gli utenti con elevati gradi di precisione”, spiegano i ricercatori.

Piuttosto che limitarsi a sistemi ad alta sicurezza ultra-tecnologici, l'autenticazione basata sulle onde cerebrali potrebbe finire per essere a buon mercato, accessibile e semplice come il pensiero stesso.

Francesca Mancuso

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