Doomsday Clock: mancano 5 minuti alla fine del mondo

fine doomsday

Che or’è, scusa ma che or’è, Che non lo posso perdere l’ultimo spettacolo, Fine del Mondo in Mondovisione, diretta da San Pietro per l’occasione”, lo diceva Ligabue nel 1994 e i Maya hanno risposto: “Forse non sappiamo l’ora esatta, ma il giorno sì: sarà il 21 Dicembre 2012”. Ligabue o Maya, probabilmente non si sa né l’ora né il giorno, ma gli scienziati stanno tentando di programmare il Doomsday Clock, l’orologio che calcola quanto manca alla distruzione del nostro pianeta, che –attenzione- stiamo causando noi.

Tic, tac, tic, tac. I secondi passano e ci avvicinano alla fine di questo pianeta, che non si esaurirà per congiunzioni astrali probabilmente, né per voleri superiori, ma perché i suoi abitanti hanno fatto di tutto per rendere il loro stesso habitat una terra inospitale. Così il Doomsday Clock di parametri ne ha molti per effettuare i suoi calcoli: diffusione delle armi nucleari, disastrosi interventi sul clima, utilizzo sconsiderato delle tecniche genetiche, solo per citare le maggiori assurdità.

Forse è vero: la catastrofe è vicina, e ne siamo noi la causa. “Di fronte a pericoli così chiari e attuali come la diffusione del nucleare e i cambiamenti climatici, e la necessità di trovare fonti sostenibili e sicure di energia, i capi del mondo non riescono a modificare il loro business”, ha detto l’illustre professore di fisica statunitense Lawrence Krauss, durante un’intervista per il Washington Post.

Le armi nucleari sono ancora diffuse, anche se non utilizzate, ma la loro stessa detenzione costituisce una minaccia per il pianeta (una stima calcola che tra le 20 e le 30 nazioni hanno la capacità, anche se non necessariamente l’intenzione, di costruire una bomba atomica).

Il clima sta cambiando: che sia l’effetto serra oppure no, il dato di fatto è che la temperatura media della Terra sta aumentando, e questo è dovuto alle attività umane, ma nonostante tutto ci sono paesi potentissimi (e molto inquinanti) come gli Stati Uniti che non aderiscono al protocollo di Kyoto, nato per cercare di salvare questo pianeta.

Le biotecnologie potrebbero salvare vite umane, sì, ma se usate senza criterio possono creare microrganismi patogeni pericolosi (molti virus sono nati in laboratorio), nonché intervenire pesantemente e in modo irreversibile sulla stessa vita umana.

Per non parlare delle risorse: concentrate in una piccolissima parte del mondo, a fine settembre sono state consumate talmente in modo sconsiderato, da terminare tre mesi prima della fine dell’anno.

Inoltre ci sono molte guerre, tensioni, stermini e stragi. L’uomo non cerca di trovare il futuro, ma di prolungare in modo sconsiderato il presente, tentando di accaparrarsi le ultime gocce di petrolio invece di investire su altre fonti di energia.

Forse i Maya hanno fatto calcoli guardando altri pianeti invece del nostro, forse le loro predizioni sono più una credenza popolare che altro, forse la fine del mondo non ha una data così precisa, ma una cosa è certa: la stiamo avvicinando con le nostre mani.

Roberta De Carolis

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