Il petrolio sta per finire? Produciamo la plastica dalle biomasse

plastica dalle biomasse

Il petrolio sta finendo e bisogna trovare un’alternativa per il futuro. Un passo in questa direzione è stato compiuto dal gruppo di ricerca dell’Università di Utrecht (Paesi Bassi) guidato da Krijn de Jong, in collaborazione con l’azienda privata Dow Chemicals: materiale grezzo per fare la plastica ricavato dalle biomasse, questa la loro scoperta.

Il petrolio è attualmente la nostra droga: dipendiamo dall’oro nero in tutto e per tutto, o quasi. Le statistiche indicano infatti che oggi i consumi mondiali vedono al primo posto il petrolio con circa 4 mila e 200 milioni di tonnellate all’anno, seguito dal carbone con circa 5 mila milioni di tonnellate, ma con un contenuto di energia equivalente a quello di appena 3 mila e 500 milioni di tonnellate di petrolio.

La ricerca si sta dunque spostando verso altre fonti di energia, soprattutto rinnovabili. Tra queste una di quelle molto promettenti è costituita dalle biomasse, tecnicamente materiale biologico, di recente proveniente anche da organismi viventi, che può essere convertito in altre forme di energia come i biocarburanti.

La tecnica sperimentata da De Jong e i suoi collaboratori si basa su una nanocatalisi, un processo con il quale si accelera molto (in questo caso su scala nanometrica) la reazione chimica di interesse, ovvero la conversione di una miscela gassosa di idrogeno e monossido di carbonio chiamata Syngas in etilene e propilene, materiali di partenza per la sintesi della plastica, gli stessi ottenuti dalla lavorazione del petrolio.

Il nanocatalizzatore è costituito da minuscole particelle di ferro, del diametro di appena 20 nanometri (50 volte più piccole del diametro di un batterio), stabilizzate da nanofibre di carbonio. Il Syngas, sintetizzato dalle biomasse, viene dunque fatto passare attraverso questo catalizzatore, che favorisce la formazione dei materiali di partenza della plastica, attraverso una serie di reazioni che complessivamente vanno sotto il nome di ‘Processo di Fischer – Tropsch’.

Etilene e propilene sono le stesse molecole ottenute dal petrolio, ma con questo metodo non c’è necessità di purificarle dai residui dell’oro nero, molto tossici e spesso cancerogeni, e soprattutto senza necessità di usare questa sorgente in esaurimento.

La tecnica è ancora in fase di sperimentazione, per ora condotta solo su un impianto pilota. I ricercatori devono verificare i costi ed eventuali complicazioni derivate dall’utilizzo su larga scala. I limiti per ora restano inoltre quelli di tutti i biocarburanti, ovvero la necessità di effettuare coltivazioni ad hoc per poter realmente sostituire il petrolio, con conseguenze sull’ecosistema. Ma la ricerca sembra essere molto promettente in linea di principio come metodologia di affiancamento energetico ad altre fonti rinnovabili.

Il lavoro è stato pubblicato su Science.

Roberta De Carolis

Pin It

Cerca