I Sex toys dei nostri avi risalgono a 28 mila anni fa: in mostra a Londra

Sospeso

Fallo antico1

Ha 28 mila anni il più antico sex toy mai trovato, un fallo non vivente probabilmente utilizzato a scopo erotico. Eh sì, perché anche gli antichi usavano gli oggetti per giochi sessuali, e non solo come simboli fallici per augurare fertilità. Questo e molti altri esempi di intrattenimento sessuale sono oggetto della mostra Wellcome Collection dell’Istituto di Sessuologia di Londra, in corso dal 20 novembre 2014 al 20 settembre 2015.

Se il vibratore è un’invenzione più moderna, non è così per tutti quei “coadiuvanti sessuali” più primitivi, come simulatori di falli di pietra, di legno e di pelle trovati durante gli scavi archeologici più classici o oggetto di ricerche specifiche. La mostra di Londra vuole proprio ripercorrere questa storia e dimostrare, forse, che non siamo figli solo dei tempi moderni, ma anche di tradizioni antiche.

“L’Istituto di Sessuologia è una candida esplorazione di atti privati tra le più discusse pubblicamentesi legge sul sito ufficialeLibera la tua mente e unisciti a noi per indagare la sessualità umana presso l’istituto, con la prima delle nostre mostre più lunghe. Con più di 200 oggetti che abbracciano arte, raro materiale d’archivio, erotica, cinema e fotografia, questa è la prima mostra del Regno Unito che riunisce i pionieri dello studio del sesso.

Fallo antico

La collezione promette di mostrare l’inimmaginabile: da organi sessuali giganti a impensabili oggetti utilizzati per il piacere sia dell’uomo che della donna, anche piuttosto ingegnosi per l’epoca. Il pene di 28 mila anni fa, per esempio, è lungo 19,2 centimetri, largo 3,6 e spesso 7, e si compone di 14 frammenti recuperati nelle campagne di scavo precedenti al 2004. “L’oggetto era chiaramente un simbolo fallico aveva commentato all’epoca della scoperta l’archeologo Michael Bolo che aveva seguito i lavori.

L’Istituto, comunque, si propone di più, ovvero di indagare come la pratica della ricerca di sesso abbia plasmato i nostri atteggiamenti in continua evoluzione verso il comportamento e l’identità sessuale. Muovendosi tra le patologie di perversione e il controverso concetto di normalità, la mostra spiega anche come è stato osservato, analizzato e messo in discussione il sesso dalla fine del 19esimo secolo ai giorni nostri.

E lo fa attraverso i suoi pionieri, tra cui Magnus Hirschfeld, Sigmund Freud, Marie Stopes, Alfred Kinsey, Margaret Mead, William Masters e Virginia Johnson, evidenziando il profondo effetto che la raccolta e l’analisi delle informazioni possono avere nel cambiare atteggiamento liberandosi dai tabù.

Per questo la mostra non presenta solo oggetti antichi ma anche opere più moderne, con l’intento di ripercorrere una storia lunga quanto il mondo.

Roberta De Carolis

Foto: Tubingen Universitat

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