Il 2011 e le scienze della vita: cosa è cambiato

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Il 2011 ha visto molti cambiamenti, nella politica, nell’economia, ma anche nelle scoperte scientifiche. In particolare le scienze della vita hanno visto un impulso notevole in seguito ad una serie di studi che potrebbero influenzare significativamente quelli futuri. New Scientist, il prestigioso settimanale inglese, ha stilato un elenco delle 10 novità dell’anno appena trascorso in questo settore, che spaziano dalla genetica alle teorie sull’evoluzione fino alla prebiotica.

Quanti progenitori ancestrali abbiamo? Forse uno solo, che ha riempito tutti gli oceani prima di dare la vita agli abitanti terrestri. Lo affermano i ricercatori guidati da Gustavo Caetano-Anollés dell’Università dell’Illinois at Urbana-Champaign (Usa) (studio pubblicato su Bmc Evolutionary Biology).

La vita cellulare più antica. William Schopf, dell’Università della California (Los Angeles, Usa), ha trovato la cellula fossile più antica su una spiaggia australiana. Il reperto ha circa 35 milioni di anni e si pensa sia un batterio fotosintetico, ovvero un organismo che, come le piante, è in grado di ottenere il glucosio, fonte energetica, da anidride carbonica e acqua, sfruttando i raggi solari (ricerca apparsa su Nature Geoscience).

L’evoluzione cerebrale dei molluschi. Forse sembrano insignificanti questi esseri viventi che abitano ambienti acquatici, eppure il loro cervello, come si evince dagli studi genetici di Kevin Kocot dell’Auburn University (Alabama, Usa), è cambiato 4 volte rispetto ai loro più lontani progenitori, mostrando un’evoluzione di tutto rispetto (studio pubblicato su Nature).

Scheletri incredibilmente conservati. E chi lo dice che non abbiamo altri resti fossili dei nostri simili che non siano le ossa? Oggi nessuno più, visto che Lee Berger, dell’Università del Witwatersrand (Sudafrica), è riuscito a trovare due fossili di Australopithecus sediba così perfettamente conservati da restituirci persino dei resti della pelle. Gli esemplari, che potrebbero influenzare significativamente le conoscenze sui nostri antenati, sono stati prontamente consegnati al Museo di Storia Naturale di Londra.

Parole e suoni degli uomini primitivi. I nostri antenati avevano probabilmente un sacco d’aria in aggiunta agli organi vocali, che infatti è attualmente presente in tutti i primati. Così Bart de Boer dell’Università di Amsterdam (Olanda) ha cercato di riprodurre il suono dei nostri antenati in presenza di questo organo, utilizzando dei tubi di plastica e soffietti d’aria (articolo apparso su Journal of Human Evolution).

Il regno dei Denisovans. I cugini dell’uomo di Neanderthal, i Denisovans, per molte cose ancora misteriosi, dominavano un terreno molto vasto, stando alle ricerche di Mark Stoneking of the Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology (Leipzig, Germania). Il loro dominio si estendeva infatti dalla freddissima Siberia alle regioni tropicali dell’Indonesia (lavoro pubblicato su Nature).

Notizie segrete dalla Grande Piramide di Giza. Un robot è riuscito a fotografare e a riportare indietro le immagini di antichissime iscrizioni su un muro di una piccola camera interna alla Grande Piramide di Giza (Egitto), rimasta nascosta per 4 mila e 500 anni. Si chiama Rob Richardson l’ingegnere che ha costruito il robot e lavora presso l’Università di Leeds (Uk) (pubblicazione degli Annales Du Service des Antiquités De L'Égypte).

Effetti genetici delle verdure. Alcuni vegetali, come i broccoli e i cavoletti di Bruxelles, possono influenzare il patrimonio genetico di chi li ingerisce. Chen-Yu Zhang della Nanjing University (Cina) ha infatti dimostrato che il materiale genetico di questi cibi sopravvive alla digestione e può in qualche modo essere “inglobato” in quello di chi se ne nutre (ricerca apparsa su Genomics).

Tecniche di inversione dell’evoluzione. Possiamo chiamarla involuzione, quello che Arhat Abzhanov, biologo evoluzionista dell’Università di Harvard, ha compiuto su un embrione di pollo, riuscendo a generarne uno privo di becco, ma dotato di una sorta di naso, probabile antenato del becco attuale (risultati ancora preliminari, in via di pubblicazione, ottenuti a partire dal presupposto che diversi uccelli sono l’evoluzione genetica di alcune specie di dinosauro).

Nuove metodologie di riscrittura genetica. Farren Isaacs della Yale University (New Haven, Connecticut, Usa) ha trovato il modo di riscrivere letteralmente il codice genetico del batterio Escherichia Coli. Lo studio, pubblicato su Science, potrebbe portare ad ottenere in futuro batteri immuni ai virus, in modo da avere degli organismi utili alla ricerca privi di contaminazioni genetiche (i virus infatti possono infettare i batteri ospite introducendo il loro Dna).

Roberta De Carolis

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