Neanderthal: anche in passato molti uomini erano destrimani

destrimani

È la rivista britannica Laterality a diffondere i risultati ottenuti da un gruppo di ricercatori internazionali. Oggetto di studio, ancora una volta, l'uomo di Neanderthal che, da quanto emerge, pare avesse come tratto distintivo il suo essere destrimano.

Gli studi sono stati condotti in Spagna, presso degli scavi di Burgos di Sima de los Huevos. In questo sito archeologico sono stati esaminati alcuni denti fossili risalenti a circa 500 mila anni fa. I denti sono canini e molari di 12 diversi individui la cui età è compresa tra i 9 e i 35 anni.

La principale particolarità rilevata sui denti è la loro sporgenza rispetto alla conformazione del viso. Ciò lascia presupporre che sia i canini sia molari fossero usati come una sorta di terza mano non solo per cibarsi ma per maneggiare agevolmente gli oggetti e gli alimenti. I segni dei denti sono stati scoperti su un utensile di pietra.

Le incisioni sulla parte destra di questo primitivo strumento accomuna molti altri rintracciati nello stesso sito. Per questo motivo i ricercatori sono portati a presupporre che questi fossero utilizzati da un numero molto elevato di individui destrimani. Si calcola che circa il 93 per cento degli esemplari analizzati abbiano la stessa caratteristica. Solo una minoranza possiede le stesse peculiarità sul lato opposto.

"È difficile interpretare questi dati fossili" spiega il professor David Fraser, docente di antropologia all'Università del Kansas. Sempre secondo Frayer, queste scoperte metteranno in luce alcuni aspetti ancora ignoti sulla capacità di linguaggio dei popoli primitivi. È noto che sede del linguaggio sia localizzato nella parte sinistra del cervello che a sua volta controlla la parte destra del corpo.

È opinione comune che l’uomo di Neanderthal avesse delle caratteristiche molto vicine a quelle dell’uomo moderno, come appunto il fatto di essere in prevalenza destrimano. Peculiarità che lascia presupporre come non si siano verificati ingenti cambiamenti evolutivi rispetto a noi.

“Non c’è ragione di credere che questo comportamento non sia ancora più remoto e che il linguaggio abbia radici antiche e non recenti”, conclude Frayer.

Federica Vitale

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