Enrico VIII: la storia dei Tudor dipese dall'antigene Kell

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Forse la storia avrebbe avuto un percorso diverso. Forse la storia della religione non avrebbe conosciuto lo scisma tra chiesa anglicana e cattolica. Forse Enrico VIII era affetto dalla malattia di McLeod e portatore dell’antigene Kell. Questo spiegherebbe il suo repentino declino psicofisico patito dopo i 40 anni e la lunga serie di gravidanze fallimentari subite dalle sue mogli.

Tra i sovrani britannici, Enrico VIII è forse quello che ha più profondamente inciso nel corso delle vicende storiche non solo inglesi, ma europee. Questo importante sovrano della dinastia Tudor, come è noto, sposò sei mogli, mandandone in seguito al patibolo due. Ruppe i legami con la chiesa Cattolica, giacché alla spasmodica ricerca di un’unione coniugale che producesse un erede maschio. La Chiesa non accettò mai i suoi legami extraconiugali e in nessun caso gli concesse di poter divorziare dalle sue mogli solo perché queste fallivano nel loro compito di donne: mettere al modo un figlio. Maschio.

Per lungo tempo gli storici hanno dibattuto varie teorie sulle possibili malattie e le lesioni che potessero spiegare il cambiamento di uomo descritto dapprima come atletico, generoso e di grande personalità ma che, dopo i 40 anni, mutò il proprio aspetto in modo del tutto opposto, diventando obeso, soggetto a debilitanti ulcere alle gambe, dispotico e paranoico. Tuttavia mai fino ad oggi era stata dedicata la dovuta attenzione ai fallimenti delle gravidanze delle sue mogli. In un’epoca, quella dei Tudor, di cure mediche piuttosto primitive e non appropriate, non si andava troppo per il sottile e la questione di approfondirne la cause non sembrava troppo rilevante.

Oggi, in un recente articolo pubblicato su The Historical Journal, la bioarcheologa Catrina Banks Whitley e l’antropologa Kyra Kramer suggeriscono come i numerosi aborti spontanei delle mogli di Enrico VIII potrebbero essere spiegati grazie all'ipotesi secondo la quale il sangue di Enrico VIII fosse portatore dell’antigene Kell. In pratica, se una donna possiede un gruppo sanguigno Kell negativo ed affronta diverse gravidanze con un uomo Kell positivo, potrebbe nascerne un figlio sano Kell positivo esclusivamente durante la prima gravidanza.

La degenerazione avviene in un secondo momento, ossia quando gli anticorpi generati durante la prima gravidanza sarebbero in grado di attraversare la placenta e attaccare il feto Kell positivo delle gravidanze successive. Sarebbe dunque l'antigene Kell a spiegare gli esiti avversi delle gravidanze delle prime due mogli, Caterina d’Aragona e Anna Bolena. Lo ricordiamo, Caterina d’Aragona partorì la prima figlia morta ed il secondo figlio sopravvisse solo 52 giorni dopo la nascita. Seguirono altre quattro gravidanze, tutte con esiti nefasti. L’unica superstite fu Maria Tudor, la figlia che ne ereditò il trono ma che, a sua volta, morì senza lasciare eredi. Dal matrimonio con Anna Bolena nacque una prima figlia sana, mentre tutte le gravidanze che seguirono portarono ad una serie di aborti. L’unica figlia che sopravvisse fu Elisabetta I, nota come 'regina vergine' proprio per la sua scelta di non mettere al mondo nessun figlio, decretando in questo modo la fine della dinastia Tudor.

Inoltre questa degenerazione del gene Kell potrebbe anche stare alla base del successivo mutamento nel fisico e nella personalità del sovrano stesso. Enrico VIII potrebbe infatti aver sofferto anche della Sindrome di McLeod, una disfunzione genetica specifica del gruppo sanguigno con antigene Kell e che colpisce il sangue, il cervello, il sistema nervoso periferico, i muscoli e il cuore. Sebbene si fosse sospettato che il re era stato colpito da diabete di livello 2, pare che le due malattie abbiano contribuito insieme al deterioramento psicofisico del sovrano.

Abbiamo fatto risalire la possibile trasmissione del gene Kell positivo a Jacquetta del Lussemburgo, bisnonna materna del re” spiegano le due studiose. “Il ripetersi di fallimenti riproduttivi tra i discendenti maschili, non però tra quelli femminili, di Jacquetta, confermerebbe la presenza del fenotipo all’interno della famiglia.”

Federica Vitale

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