UFO, l'incidente di Roswell e la presunta autopsia su un alieno

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È uno dei misteri più affascinanti, uno di quelli su cui si è interrogato il mondo intero. È il mese di luglio del 1947. Un'astronave aliena precipita nel deserto del New Mexico, nei pressi della cittadina di Roswell.

L'incidente venne spiegato dall'USAF come una banale caduta di un pallone sonda, e chiuse così la vicenda. Ma nel 1980 il caso venne riportato alla luce da un gruppo di ricercatori, che ripercorse attimo per attimo quanto era accaduto quella notte.

Ripercorriamo la vicenda. È il 2 luglio, il signor Dan Wilmot e sua moglie vedono attorno alle 21.50 uno strano oggetto luminoso dalla forma discoidale muoversi velocemnete verso la località di Corona. È una notte cupa, scoppia un violento temporale, e proprio quella notte, poco prima dell'alba del 3 luglio, avviene l'incidente: un UFO, o forse due, precipitano nel deserto.

Ma i due non sono stati gli unici ad averlo visto. Qualche anno dopo, nel febbraio del 1950 l'ingegnere civile Barney "Grady" Barnett rivelò a due amici, i coniugi Maltais, che il 3 luglio 1947, mentre era in servizio, si era trovato davanti un oggetto metallico discoidale dai 7 ai 9 metri di diametro, cui si era avvicinato a piedi, sino quasi a poterlo toccare.

Molte altre persone erano già presenti, tra cui molti studenti dell'Università della Pennsylvania. Ma non è tutto. Nei pressi della strana navicella, erano state viste le ombre di alcuni esseri umanoidi privi di vita, di corporatura esile, con teste molto grandi, carnagione chiara e completamente glabri. Lo spettacolo dura poco. Nel giro di qualche minuto arriva un camion di soldati che allontana i civili e intima loro di non rivelare nulla su quanto avevano visto.

Un autorevole commento alla vicenda viene da Edgar Mitchell, ex astronauta che nel 1971 partecipò alla missione lunare Apollo 14. Secondo l'astronauta, il governo degli Stati Uniti cercò di nacondere quanto era accaduto quella notte: "Sull'avvistamento di Roswell ci fu copertura e ci fu il tentativo di insabbiare la verità".