L'Apollo 20 trovò gli alieni?

ufo oceano

Il 2 luglio abbiamo festeggiato il World Ufo Day e, tra misteri irrisolti e teorie complottiste, si fa nuovamente avanti il presunto intrigo della Nasa chiamato 'Apollo 20', una missione segreta, stando alle voci, che avrebbe addirittura portato sulla Terra una creatura aliena, una ragazza forse ancora viva. Ma l'idea che tutto questo sia una montatura è altrettanto potente, e le prove che sia una bufala non sarebbero da meno.

Il programma Apollo fu finanziato dalla Nasa dal 1963 al 1972, ed è stato il terzo progetto di volo spaziale umano effettuato dall'Agenzia Spaziale degli Usa. Anche se il governo del Paese riuscì nell'intento di far atterrare uomini sulla Luna e farli rientrare salvi sulla Terra nel 1969 con Apollo 11, ci furono comunque ulteriori missioni fino al 1972, anno di Apollo 17.

Teorie complottiste si sono fatte più volte avanti anche sullo stesso sbarco sul suolo lunare, secondo le quali Amstrong e i suoi compagni non misero mai piedi sul nostro satellite, e che tutte le riprese, mandate in onda in mondo visione la notte tra il 19 e il 20 luglio 1969, furono un montaggio fatto ad arte dalla Nasa per mostrare al mondo, in tempi di guerra fredda, la potenza degli Stati Uniti.

Ma a quanto pare i misteri non si fermano a questo: secondo altre teorie, l'Agenzia Spaziale degli Usa, infatti, compì poi il più grande insabbiamento Ufo della storia: dopo l'Apollo 17, ultima missione lunare ufficiale, ci sarebbero infatti state altre 3 missioni, che invece la Nasa afferma di aver cancellato per mancanza di fondi. Durante l'ultima, Apollo 20, sarebbero stati effettuati anche dei ritrovamenti alieni, e non poche tracce, ma esseri viventi veri e propri, simili a noi.

Solo l'ennesima bufala per accontentare gli animi di chi cerca complotti e chi vorrebbe realmente nostri simili su altri pianeti? Le testimonianze le presunte vicende sarebbero arrivate nell'aprile 2007, quando un utente di nome 'retiredafb' caricò diversi video su YouTube, sostenendo che fossero riprese dell'Apollo 20, dell'agosto del 1976. L'utente si identificò poi come William Rutledge, un ex astronauta che ora vive in Ruanda.

I suoi video mostrerebbero quella che sembra essere la cabina dell'Apollo 20, così come immagini, qualificate come riprese sulla Luna, di una misteriosa città lunare, e il cadavere di quella che sembra essere una ragazza aliena che gli internauti chiamano 'Monna Lisa' e che si trova nella cabina.

Apollo 20

Chiaramente non esiste complotto che si rispetti che non preveda fasi di oscurantismo: Rutledge affermò poi che il suo account Youtube fu violato e i video rimossi, anche se ora sono attualmente visibili tre di loro, che racconterebbero immagini della città lunare e di un'autopsia aliena. Le ricerche di Apollo 20 avrebbero portato infatti alla scoperta di due cadaveri, uno dei quali filmato su pellicola 16 mm.

Egli sostenne che l'alieno femmina ritrovato dal suo equipaggio aveva sei dita, i capelli, ma non le narici, e sembrava essere in uno stato di "non-morte", ma anche "non-vivo", e che fu poi portata sulla Terra dove sarebbe ancora viva da qualche parte. Una descrizione, a dire il vero, molto simile all'immaginario collettivo che avvolge il concetto di alieno, anche se le presunte prove risulterebbero ancora pubblicate.

Ad una perfetta teoria del complotto non può poi mancare la dimostrazione della bufala,  meglio se testimoniata dal "pentito", ovvero da colui che l'avrebbe costruita: una pagina di WikiBooks indicherebbe in questo caso che la presunta missione segreta è proprio una messinscena di un artista video francese di nome Thierry Speth, che a quanto pare ammise di aver diffuso i filmati il 9 luglio 2007. Ma sul perché l'avrebbe fatto non si hanno né notizie, né ipotesi e nemmeno indiscrezioni

Un complotto vero o al contrario? Perché la Nasa avrebbe dovuto insabbiare tutto? Ma soprattutto, perché qualcuno avrebbe costruito ad hoc una bufala con tanto di prove immagini e video, salvo poi ammettere il falso?

Il giorno che potremmo rispondere forse saremo vicini a molte altre verità.

                                                                                                                                Roberta De Carolis

Foto: International Business Times

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