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Maya: tra un anno esatto la fine del mondo?

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Se siete tra quanti credono che manchi davvero un anno alla fine del mondo, allora il consiglio è di iniziare a stilare una serie di impegni e desideri che vorreste vedere esauditi prima che ciò non sia più possibile.

Infatti, se la tanto famigerata profezia Maya dovesse avere esito, tra un anno la fine del mondo si profilerebbe come un appuntamento ormai certo. Ma sebbene dubbi e scetticismo si mescolino insieme all'adagio "non è vero, ma ci credo", attorno alla profezia Maya si è fatto un gran parlare. Ed anche un gran bel business.

Veniamo ai fatti di oggi. È notizia di alcuni giorni fa che l'l'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico (INAH) ha annunciato di aver scoperto nelle rovine del sito Maya di Comalcalco nel sud del Messico, un'altra iscrizione che fa riferimento al 2012. Tuttavia, secondo gli esperti messicani, le voci di un'ipotetica fine del mondo sarebbero solo frutto di un'interpretazione errata.

In particolare, ad attirare l'attenzione degli esperti è stata una tavoletta in pietra di Tortuguero, un'area nella costa del Golfo di Tabasco, che pare si riferisca ad un evento che dovrebbe verificarsi nel 2012, sebbene proprio una crepa nella pietra renda il passaggio finale quasi illeggibile.

Ad implementare l'interesse degli studiosi, un ulteriore reperto. Questa volta si tratterebbe di un mattone sulla cui superficie è scolpita la data del 2012. Questo mattone sarebbe stato rinvenuto nelle rovine di Comalcalco, nel sud del paese, alcuni anni or sono e non è in mostra perché conservato come oggetto di studio. Entrambe queste iscrizioni di Tortuguero e Comalcalco sono state scolpite probabilmente circa 1300 anni fa.

Quel che trapela dai primi studi è che "il pensiero occidentale messianico ha stravolto la visione del mondo delle antiche civiltà come quella dei Maya", affermano gli esperti dell'istituto. Infatti, è opinione comune che i Maya non abbiano mai annunciato la fine del mondo. Semplicemente vedevano il tempo come una serie di cicli che iniziavano e terminavano con regolarità, ma nulla di apocalittico segnava la fine di ogni ciclo. Infatti, quello di Comalcalco potrebbe essere un calendario ciclico, ossia una combinazione della posizione di un giorno e di un mese che si ripete ogni 52 anni.

Ma a parte le ultime scoperte che non fanno altro che incrementare il fascino ed il timore di tale profezia, come viene vissuto questo countdown verso la fine? "La prima cosa che faccio quando mi alzo è controllare il sito web Geological Survey degli Stati Uniti per i terremoti e i vulcani. Poi controllo gli osservatori e quindi il meteo dello spazio”. È quanto afferma nitidamente Lonny Sundvall, un 49enne dell’Oregon che appartiene alla folta schiera di persone fermamente convinte che nel 2012 saremo protagonisti di una serie di eventi catastrofici che cambieranno per sempre il volto del nostro pianeta. E a ben guardare, come dargli torto? Inverni sempre più rigidi si contrappongono a estati ancora più torride, innalzamento del livello del mare che contrasta con una desertificazione ancora più imponente, eruzioni vulcaniche e terremoti sempre più disastrosi, stagioni irregolari e uccelli migratori allo sbando.

Ma parlavamo di business. È forse questo l'aspetto non trascurabile sul quale riflettere. L'inquietudine nella gente. Film, libri e gadget. Non manca nulla. E Internet è il veicolo più immediato di notizie e curiosità. Provate a dare uno sguardo al sito December212012.com. È stato creato alcuni anni fa dallo sviluppatore web John Kehne. Oltre 5 milioni di visite in un solo mese da curiosi di circa 76 paesi.

Kehne ha semplicemente messo su web quelle che erano le sue indiscrezioni e le risposte ad eventuali curiosità. Grazie alla sua esperienza in tema, é certo nell'affermare che quel che stiamo vivendo oggi è solo il segno premonitore di una fine quasi imminente. O di una semplice trasformazione. "Credo che ci sarà un grande cambiamento. Se potremo testimoniarlo qui sulla Terra o meno, ancora non lo sappiamo”, ha dichiarato Kehne.

Ma non solo. L'astro-teologo, come si definisce lo stesso Kehne, si sarebbe costruito un bunker che ha definito "camera delle 72 ore". All'interno tutto l'occorrente per accogliere e rifocillare lo studioso e la sua famiglia nel fatidico momento. "Io non ho paura. Guardo alla vita giorno per giorno”, dice Kehne, cattolico osservante.

Una storia che, a pensarci bene, ricorda molto da vicino quella del gruppo di italiani trasferitosi in una sorta di oasi protetta nello Yucatàn in attesa che la fine colga la Terra.

Non è vero, ma ci credono.

Federica Vitale

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