L’ibernazione salvera' molte vite umane?

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Per tutte quelle persone che, sfortunatamente, si ritrovano all'interno di un pronto soccorso dove combattono tra la vita e la morte, per quelle che presentano traumi troppo gravi da poter risolvere tempestivamente, per chi ha emorragie di sangue difficili da arrestare o per chi sta morendo a causa di un problema che coinvolge un organo vitale o per un arresto cardiaco, l'unica soluzione è l'ibernazione artificiale. Quando non c'è più niente da fare e medici e familiari stanno iniziando a perdere le speranze, bisogna fermare il tempo. Ma come?

Collegando l'ammalato a dei tubi che faranno scorrere nelle vene liquido ghiacciato e faranno smettere al cuore di battere e ai polmoni di respirare, facendo restare il corpo lì, in equilibrio sul filo del rasoio della vita e della morte, né completamente l'uno né l'altro, come congelato temporaneamente.

Tutto questo perché se i chirurghi continuassero a svolgere il proprio lavoro sul corpo ancora vivo il paziente morirebbe all'istante. Invece, se operassero su di un corpo ibernato, potrebbero farlo in tutta tranquillità per poi riaccendere la "macchina della vita" e far continuare a scorrere sangue caldo nelle vene, senza alcuna conseguenza, se non la totale guarigione.

"Quando ti trovi davanti un paziente che sta lottando contro la morte, nella tua testa c'è solo caos - spiega il Professor Sam Tisherman - che deriva principalmente dal fatto non si sa mai cosa sta succedendo al paziente".

Nei frenetici reparti del pronto soccorso di un ospedale, infatti, spesso per i medici non è possibile individuare subito il problema, risolverlo e mantenere in vita il paziente. I pazienti affetti perdita di sangue incontrollata, per esempio, possono andare in arresto cardiaco. E, quando questo accade, i chirurghi devono combattere contro il tempo per fermare l'emorragia prima di poter iniziare il processo di rianimazione.

"Fermare un'emorragia e curare una lesione spesso non è possibile - afferma l'esperto - si tratta di una lotta contro il tempo difficile da vincere, per questo per i pazienti più gravi potremmo servirci della tecnica denominata "golden hour" per ibernarli".

Tisherman e il suo staff vorrebbero ibernare i pazienti, impedendo loro di svolgere attività celebrali e cardiache, nel corso del loro intervento. Per il momento questa tecnica è stata solo dimostrata in laboratorio, ma mai sperimentata in sala operatoria. Con molta probabilità, in futuro, diventerà un vero e proprio must negli interventi più difficili.

Un po' di storia...

Gli scienziati hanno iniziato ad interessarsi di ibernazione nel lontano 1950, parallelamente alla corsa verso lo spazio. La Nasa iniziò ad investire nel campo della ricerca biologica per scoprire se gli esseri umani possano essere messi in uno stato di conservazione artificiale. L'interesse dell'agenzia spaziale derivava dal fatto che utilizzando questa tecnica gli astronauti avrebbero potuto essere immuni ad alcuni pericolosi raggi cosmici. Inoltre, dormire per gran parte del tempo significava anche trasportare molto meno cibo, acqua e ossigeno, rendendo il viaggio spaziale più pratico e veloce.

Prima degli anni '50, già nel 1900, esistevano alcuni contadini russi che erano capaci di ibernarsi. Essi non erano certamente interessati a viaggi spaziali, ma ricorrevano ugualmente a questa pratica per sfuggire alla fame. Questo perché quando c'era la neve era difficile approvvigionarsi, perciò preferivano ibernarsi per poi svegliarsi una volta al giorno per lavarsi, cibandosi solo di un po' di pane duro ammorbidito con l'acqua. Questo procedimento veniva applicato per tutto l'inverno, per poi finire in primavera. Ovviamente, c'era sempre un componente della famiglia che gestiva ibernazione e risveglio. Sebbene questa storia venga tramandata da anni, si fa fatica a capire quanto di vero si nasconda dietro di essa.

Italia Imbimbo

Foto: Thinkstock

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