Il senso sesto non esiste

Sesto senso no 1

Il sesto senso in realtà non esiste. Quando abbiamo l'impressione di "cogliere" qualcosa che non sappiamo spiegare, è in realtà una sensazione dovuta a rielaborazioni quasi inconsce di un senso conosciutissimo: la vista. Lo dimostrerebbe uno studio condotto presso l'Università di Melbourne (Australia) da Piers D. L. Howe e Margaret E. Webb.

La conclusione è arrivata dopo aver analizzato i risultati ottenuti su un campione di 10 volontari, uomini e donne, di età compresa tra 19 e 45 anni, ai quali sono stati mostrati brevi flash di foto di donne, leggermente diversi o perfettamente identici, e ai quali è stato chiesto di dire se notavano cambiamenti tra i fotogrammi e, se sì, in cosa in particolare cercando la possibile modifica su una lista di opzioni.

I volontari hanno correttamente individuato le foto nelle quali c'erano effettivamente un cambiamento il 75 per cento delle volte. Ma in alcuni esperimenti, pur rilevando un cambiamento, non riuscivano a capire quale fosse la differenza particolare. Secondo i ricercatori, ciò che stava accadendo era una rielaborazione inconscia di segnali visivi, non del tutto codificati.

Senso senso no

"Le persone sono convinte di avere la capacità di percepire i cambiamenti nel loro ambiente, anche quando non riescono a identificare concretamente cosa e come siano tali cambiamentiha spiegato Howe - Ma questa capacità non è un magico sesto senso: può infatti essere spiegato in termini di processi visivi conosciuti".

Niente sesto senso quindi, molte volte invocato per cercare di spiegare razionalmente quel "non so che pare essere". "Diventando coscienti di una modifica a uno stimolo puramente visivo l'osservatore sarà necessariamente in grado di identificare o localizzare la modifica oppure modificare il cambiamento in assenza di identificazione o localizzazione?" si sono chiesti i ricercatori.

In realtà no. Quello che succede è la percezione di una modifica alla proprietà globale, che non può fornire informazioni sufficienti per identificare con precisione o localizzare quale oggetto nella scena sia effettivamente cambiato. E il tutto ci lascia con la sensazione di "aver percepito qualcosa". Ma è sempre il nostro cervello che lavora, nient'altro.

Il lavoro è stato pubblicato su PLOS One.

RDC

Foto: PLOS One

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