Anche nello spazio si possono friggere le patatine

patatine spazio

Se state pensando di proporvi come primi astronauti per il viaggio su Marte o il vostro sogno è quello di vivere un'esperienza a bordo della Stazione Spaziale Internazionale ma siete golosi di patatine fritte, forse sarebbe il caso di chiedervi se nello spazio è possibile cucinarle.

Se lo sono chiesti per noi due chimici dell'Università Aristotele di Salonicco, in Grecia. John Lioumbas e Thodoris Karapantsios hanno voluto dimostrare se e come la fisica cambi le dinamiche della frittura in condizione di assenza di gravità. È noto come gli astronauti si nutrano di cibi già pronti (un esempio, le lasagne di Luca Parmitano). Cucinare nello spazio, infatti, comporta alcuni rischi. Basti pensare allo spargimento di briciole o alla scarsa distribuzione del calore che, a gravità zero, verrebbe localizzato esclusivamente alla fonte.

Tuttavia, nonostante i grandi passi fatti per migliorare i sapori dei “cibi spaziali”, gli astronauti ancora hanno qualcosa da ridire sulle loro alterazioni. Inoltre, come fare a mangiare le patatine? È questo loro desiderio che ha spinto il team greco ad effettuare lo studio. E, nella loro ricerca, hanno provato a friggere a gravità aumentata anziché in ambienti dove questa era del tutto inesistente. L'obiettivo era quello di capire come la gravità sia in grado di influenzare il processo di cottura.

La velocità con cui gli alimenti si riscaldano in acqua od olio è influenzata dal modo in cui circola il liquido caldo. Se in condizioni normali, il calore si diffonde gradualmente. Ma, a gravità zero, questa condizione non si verificherà.

E i ricercatori si sono concentrati proprio su tali differenze e il modo in cui si potrebbero friggere le patatine nello spazio. In questo modo, Lioumbas e Karapantsios hanno immerso alcuni bastoncini di patate in mezzo litro di olio caldo. L'esperimento è stato eseguito presso il Large Diameter Centrifuge dello European Space Research and Technology Centre di Noordwijk, nei Paesi Bassi. Il dispositivo utilizzato è in grado di generare l'equivalente di una forza gravitazionale pari a 9g, ossia nove volte quella sulla superficie della Terra.

I ricercatori hanno monitorato la temperatura appena sotto la superficie delle patate. Le correnti convettive si sono create sia all'interno della padella che nel suo insieme, tanto da sviluppare delle bolle sulle patatine. Man mano che forza-G aumentava, le bolle diventavano più piccole e più numerose. A 3g, le bolle erano diventate così piccole che ulteriori aumenti della gravità avrebbero fatto poca differenza.

I ricercatori, dunque, hanno appurato che la crosta si ispessisce progressivamente fino a 3g, diventando croccante e le patatine riescono a friggersi. Oltre 3g, tuttavia, la crosta si separa dal resto delle patatine, risultando molle e pieno di bolle.

La conclusione per i ricercatori è che, per friggere delle patatine degne di tale nome, non occorre e non si dovrebbero superare i 3g. E, per renderle croccanti in breve tempo, basta cucinare con una gravità superiore alla nostra. Chissà, magari le industrie produttrici di patatine fritte dovrebbero tenere in conto questo consiglio.

Federica Vitale

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