Per alcune persone "speciali", le immagini hanno profumi e i suoni hanno colori

Penetrare l'essenza di un'immagine percependone il profumo, assorbire i colori delle note, entrare in un dipinto di Van Gogh e carpirne le emozioni che l'artista ha provato e saggiarle anche noi, a nostra volta. Non è fantascienza, ma la condizione effettiva che solo alcuni fortunati possono vivere.

Era il cugino di Charles Darwin quel Francis Galton che si accorse, nell'800, come alcune persone erano in grado di associare a specifiche note particolari colori. Si creava in loro una sorta di "confusione sensoriale", come lui stesso la definì. Fu lo stesso scienziato a chiamarla sinestesia.

Oggi uno studio sulla sinestesia è nelle mani di due ricercatori dell'Università della California che, analizzando soggetti dotati di questa particolarità, hanno stabilito che non è stata eliminata nel corso dell'evoluzione. Anzi, pare che questa abbia regalato a chi la possiede delle capacità speciali di cui gli altri sono completamente sprovvisti.

La sinestesia, come altre caratteristiche umane ben più note, ha avuto un suo processo evolutivo. Un processo al quale David Brang e Vilayanur Ramachandran hanno dedicato una serie di ricerche che è stata pubblicata sulla rivista PloS Biology. Questi due autori spiegano che il fenomeno riguarda una parte della popolazione compresa tra il 2 e il 4 per cento e sarebbe genetica: nel 40 per cento dei casi, infatti, il sinesteta ha familiari caratterizzati dalla stessa peculiarità.

Secondo i due studiosi, esisterebbero basi neurologiche per la sinestesia, ossia circuiti cerebrali leggermente diversi da quelli "normali", i quali permettono che uno stimolo sensoriale, come può esserlo quello visivo di un colore, venga percepito con diverse sensazioni, persino uditive. Queste sensazioni avrebbero basi sensoriali e non sarebbero direttamente collegabili ad associazioni mentali. Sarebbero quindi il risultato di connessioni inusuali fra aree sensoriali del cervello che sono generalmente deputate a captare suoni e colori.

Resta da spiegare il perché la sinestesia sia rimasta nell'uomo durante il suo arco evolutivo e come venga ereditata su base genetica. Potrebbe essere una dote che ha regalato qualche vantaggio a chi la possiede, consentendo in tal modo il protrarsi del dato ereditario fino ad alcuni elementi delle generazioni di oggi?

Forse sarebbe proprio quest’ultima l'ipotesi che emerge grazie ai numerosi casi analizzati nel corso degli studi di Brang e Ramachandran. In particolare, si è constatato come alcuni individui abbiano dimostrato di avere abilità mnemoniche tali da sfruttare la propria dote per ricordare numeri od oggetti. E nei test superavano nettamente altri soggetti che non possedevano tale caratteristica.

"Inoltre, la sinestesia è sette volte più frequente in artisti, poeti, letterati rispetto al resto della popolazione. Può darsi che il gene o i geni correlati alla sinestesia siano espressi in questi soggetti non solo nelle aree deputate al riconoscimento di colori e numeri, ma un po' dappertutto. Queste persone avrebbero perciò un cervello molto più 'interconnesso' rispetto alla norma e risulterebbero capaci di correlare fra loro idee e concetti apparentemente distanti. In una parola, le persone con sinestesia sarebbero più creative rispetto agli altri, oltre ad avere anche una memoria molto migliore. Questo può spiegare perché la sinestesia sia sopravvissuta durante l'evoluzione umana", è il commento di Ramachandran.

A noi non resta che provare a fantasticare di immergersi nel quadro di Van Gogh o del nostro artista preferito.

Federica Vitale

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